Perché Mammone è amato e odiato

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Lorenzo Mammone fa il giornalista, alla televisione svizzera di lingua italiana, minoritaria in Svizzera: di per sé un microcosmo incestuoso e chiuso, dove tutti si conoscono e se non ti conoscono hanno un amico che ti conosce.

Mammone fa un lavoro che non ti crea molti amici: fa il giornalista d’inchiesta, scopre magagne, truffe, cose nascoste. Lui e il suo team, nel bene e nel male, fanno un lavoro scomodo, ma lo è ancora di più in questa piccola bolla di vetro che è il Ticino. E, scusate se è poco, fanno un lavoro dannatamente utile, un lavoro che ormai in pochi fanno.

Non nascondiamoci dietro a un dito, il Ticino non è la Svizzera, e nemmeno la Norvegia. La mentalità meritocratica e fortemente nemica di favoritismi e corruzione più tipica del Nord da noi non ha mai attecchito seriamente. Meglio essere il parente di qualcuno che conta che avere una laurea al poli di Zurigo. La struttura sociale del nostro cantone è tipicamente nepotista, omertosa, pettegola e livorosa, il recente caso Crotta lo dimostra. Ma non solo, permessi facili, Argo 1, e altre magagne sono tutte lì a corroborare la tesi. Rassicuratevi, non penso che siamo cattivi geneticamente: nessuno lo è, siamo così perché questo microcosmo, questa boccia di vetro tra le valli ci ha plasmati in questo modo. La zona chiusa, l’Italia da una parte e la Svizzera germanofona dall’altra, hanno creato questa sindrome. La sindrome di Calimero la chiamo io, quella del pulcino dei cartoni animati, quella del “ce l’hanno tutti con me perché sono piccolo e nero”.

E allora, quando guardiamo Mammone non vediamo uno che smaschera truffatori, una specie di poliziotto del teleschermo. Vediamo uno che col suo sguardo ci mette a disagio. Nel fondo della nostra mente pensiamo a qualche cosa poco pulita che abbiamo fatto noi, e Mammone è lì a ricordarcelo ogni volta che esce in video.

Quando vediamo Mammone vediamo uno che ci fissa e ci dice: “il prossimo potresti essere tu”, e l’ipotesi non è poi così peregrina, visto che il Ticino è proprio piccolo. Dunque seguiamo Patti Chiari perché godiamo quando fa cadere qualcuno nel fango, ma lo temiamo proprio perché prima o poi toccherà, se non a noi, a qualcuno che conosciamo nella nostra boccia di vetro.

Che lavoro ingrato, povero Mammone.

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