Quasi gol, Norman, quasi gol. E ora dimissioni

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Con la sospensione della richiesta del casellario giudiziale per il rinnovo e il rilascio dei permessi, si allunga la striscia degli insuccessi politici di Norman Gobbi.

Una misura inutile, fasulla e persino discriminante affossata da quel buon senso che in Ticino sembra regnare ancora. Inaccettabile che un ministro intento a incidere un’altra tacca sulla cintura degli insuccessi, si infuri con qualcuno che non sia se stesso.

Si palesa ancora una volta il carrozzone di Via Monte Boglia, così carico di imbonitori da piazza che tolgono smalto a tutti i ticinesi, inclusi i leghisti veri, quelli con una visione politica. E ce ne sono, eccome se ce ne sono.

Queste pagliacciate, però, rovinano anche la loro reputazione, perché danno spazio a quelli che vogliono allestire le forche per impiccare Beltraminelli, Bertoli e Vitta, a quelli che vogliono ripristinare il terrore del 9 termidoro e a quelli che, comunque vada, inneggiano agli estremismi e agli interventi radicali e violenti.

Perché la Lega, finché non si libererà di certi individui, sarà sempre un partito a metà, con intenzioni a metà e possibilità realizzative ben al di sotto della metà. Questi figuri sono scarti, il frutto di una società bacata che va demonizzata con forza e convinzione.

Sono la vergogna della Lega, il partito dei ticinesi sì, ma quelli veri, non simili soprusi della libertà di pensiero. Sono la vergogna del Ticino e sono quelli che aiutano a sdoganare all’estero l’immagine di una Svizzera razzista e classista (cosa che non è), lamentandosi poi se qualcuno osa pensare che la xenofobia dilaghi.

La misura del casellario giudiziale è una boiata. Come è una boiata “Prima i nostri”. E se qualcuno crede che interventi così annacquati e insensati possano risollevare le sorti del Ticino, allora è parte del problema e, benché possa lamentarsi, non ha alcun diritto di farlo.

Noi dove eravamo quando si è riconfermato l’Esecutivo per i suoi quattro quinti? Dove? Come facciamo a non credere di essere concausa dei problemi? Gobbi, ormai al governo dal 2011, cosa ha fatto? Perché sbraita soltanto? Davvero c’è chi crede (ancora) che il curriculum di un buon ministro contenga zero successi, poche idee e tanto sbraitare? Ma contro chi sbraita? Contro chi ha usato buon senso per affossare una misura vuota? A chi vuole darla a bere?

Gli unici che possono seguire Gobbi, giunti a questo punto, sono gli elettori acritici, quelli ancora convinti che il casellario giudiziale avrebbe risolto il problema del lavoro o delle infiltrazioni mafiose e criminali. Beati loro, beati davvero. La domanda resta però attuale e sempre aperta: cosa ha fatto questo governo per dare risposte concrete ai cittadini sui temi che più gli stanno a cuore? Quali misure effettive a favore della sicurezza, del lavoro e della tutela del territorio?

E a chi accusa Gas di essere pro-sinistra o persino filo-comunista, la risposta è qui e a tutte lettere: le stesse domande vanno fatte a Bertoli, poiché membro di un Esecutivo che non sa lasciare il segno. Stiamo scrivendo pagine asettiche della storia del Cantone, una storia gloriosa che deve essere mantenuta tale, nel pieno rispetto di un popolo meraviglioso. Quel Ticino così poetico, fatto di povertà, di farina e di castagne, diventato in poco più di un secolo un esempio virtuoso, per qualsiasi Stato al mondo, di crescita economica e sociale. Poi però ha iniziato a scivolare senza freni nel baratro, guidato male da un manipolo di persone al di sotto delle attese che hanno rovinato, infangato e distrutto tutto, senza mai mettersi in discussione e, soprattutto, mai messi in discussione dal popolo che sembra non capire il valore olistico della matita nei seggi elettorali.

Ora riflettiamo insieme: in tutto il mondo i governi appaiono sempre più incapaci di trovare soluzioni ai grandi temi sociali ed economici. In questo enorme buco proliferano le iniziative private con tutto ciò che si portano appresso, tra dumping, discriminazioni salariali, decapitazione dei diritti con un notevole potenziamento delle differenze sociali.

Manca la percezione della realtà, che viaggia più veloce delle possibilità proattive di chi governa, che impiega molto più tempo a trovare un accordo di quanto ne impieghino i problemi a cambiare forma.

È ora che i ticinesi, al pari di tutti gli altri popoli di tutto il mondo, capiscano che questo modo di governare non è più efficace e che, esattamente come si stanno ridisegnando i concetti di est e ovest, di destra e di sinistra, di produzione, di vendita, di scuola, di lavoro, di socialità e di economia, si ridisegnino pure gli assetti di governo, di esecutivo e di legislativo. Il mondo produce mutazioni che fanno sorgere, al loro interno, ulteriori cambiamenti. L’unica cosa che resta lì, come una stalattite vecchia quanto la crosta terrestre, sono i parlamenti e le stanze dei bottoni in generale.

Gobbi faccia il primo passo verso questo cambiamento, se è vero che ama il Ticino quanto dice: quando un attaccante non segna, l’allenatore lo sostituisce. E se si lamenta, significa che non ha capito proprio niente, che gioca per sé. Se giocasse per la squadra, capirebbe che la sostituzione è motivata.

Gobbi ha fatto un altro quasi gol, l’ennesimo. È il momento della sostituzione. Se giocasse per il team Ticino, farebbe segno all’allenatore di fare entrare qualcun altro al suo posto.

Quasi gol, onorevole Gobbi, quasi gol. E ora, dimissioni.

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