Sanela e la guerra dei poveri

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Sanela è una signora con una figlia piccola ancora a carico. 1’460 franchi al mese la cifra con cui deve vivere. La cosa buffa? Secondo la legge il marito dovrebbe versarle 2’400 franchi ma non lo fa, e l’assistenza anche se sollecitata non paga perché il marito “dovrebbe” pagare. La solita situazione burocraticamente kafkiana, il solito rimpallo di responsabilità che hanno, al centro, una persona. Vivere ai margini, ma molto ai margini, si può anche in Ticino? Certo, quando si creano, appunto, queste situazioni capestro. Lasciamo però parlare Sanela, col suo italiano un po’ sgrammaticato (Sanela è straniera di origine):

“Dopo 17 anni di matrimonio e 3 figli 2 ormai grandi tra l’altro una già sposata e con un figlio, credimi tesoro che se mi sono rivolta qui non è per farmi pubblicità ma per sperare che qualcuno mi possa dare una mano visto che ormai ho finito tutte le porte su quale ho bussato e ho trovato chiuso!. Alla fine dopo 17 anni di matrimoni e fare casalinga non è facile trovare lavoro e in più ti ritrovi con un ex marito che decide di farti la vita difficile ma non la fa solo a me la fa anche a sua figlia (…)”

Questa in un post su FB è la risposta di Sanela a chi le fa notare che TIO forse non è il vettore migliore per farsi pubblicità. Non conosciamo la signora Sanela, e non entriamo nel merito delle sue vicende: ci limitiamo a constatare la tristezza del caso. E nel merito non ci deve entrare l’assistenza o quegli air bag sociali che sono sempre più sgonfi grazie alla scelleratezza dei partiti e dei ticinesi. Sì, dei ticinesi, non mi stancherò mai di dirlo: quei ticinesi che hanno votato Sì ai tagli per gli assegni AFI/API, assegni che andavano proprio ad aiutare famiglie come quelle della signora Sanela.

Anni fa, per risparmiare, si tolse un’altra misura utile. Come al solito con solo la sinistra contraria, il governo decise di risparmiare sui rimborsi alle famiglie monoparentali. Detto in parole semplici, il governo anticipava i soldi che tuo marito non ti dava e poi si rifaceva sul creditore stesso. Ma siccome spesso quei soldi li vedeva in cartolina, lo Stato ha deciso di smettere di versare questi rimborsi, lasciando, come sappiamo, le famiglie monoparentali senza salvagente. E con il bel paciugo che c’è in magistratura grazie a Gobbi, le cause si trascinano per mesi o per anni. Un po’ un problema quando con quei soldi ci mangi.

Sanela non può rialzarsi. Non ce la farà se non trova un lavoro, e trovare un lavoro i cui orari coincidano con quelli dei figli se sei da sola e se sei a casa da 17 anni in cui hai fatto la casalinga è pura follia. Tante lettrici che ci seguono sanno benissimo di che parlo.

Ma la cosa più triste di tutta questa storia, è la guerra dei poveri. Fanno male i commenti sotto l’articolo di TIO, spesso di persone in condizioni simili a quelle di Sanela: commenti livorosi, insulsi, stupidi. Commenti di gente come lei. Commenti buttati là senza senso, con astio e livore. L’odio inutile e incestuoso dei poveri, perché sì, sono “poveri” e affanculo il politically correct. E usciamo da un’altra remora tutta di sinistra: anche tra i poveri ci sono gli stronzi, equamente distribuiti come nel resto della società.

Sanela ha scelto di parlare, in pubblico. Non abbiamo il diritto di giudicarla, come non abbiamo il diritto di giudicare quanto dolore deve dimostrare qualcuno a un funerale. Le sensazioni sono cose intime e ognuno ha delle reazioni che non sono necessariamente quelle di tutti.

Ma Sanela ha perlomeno il diritto di non essere insultata. Insultata perché racconta la sua storia di merda, insultata perché è andata una volta in aereo (eh! Allora ce li hai i soldi eh?). E tocca ancora a lei difendersi dicendo che sì, in aereo ci è andata. Ha pagato 120 euro di biglietto dell’Easyjet per andare al funerale del nonno, e che il bagaglio era a mano per spendere meno.

E sul suo profilo, dolorosamente pubblico, spaccato di una vita, vediamo quel signore panciuto con la camicia azzurra e il bastone che tiene la mano alla nipotina, mentre cammina. È una strada chiara dei Balcani, è asfalto tiepido scaldato dal sole e su quell’asfalto i mocassini beige del nonno e le scarpine rosa di una bimba dagli occhioni azzurri. Nell’altra manina le dondola uno zainetto, rosa anche lui.

Ma che mondo è, quello dove devi giustificare a dei bufali ignoranti dove hai trovato un centinaio di euro per andare a dare l’ultimo saluto a tuo nonno?

Qua una cosa sola è morta, la solidarietà umana. Vergognatevi.

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