Una triste crottanovela

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Che qualcosa di poco chiaro ci sia intorno a Crotta non c’è dubbio. Poi Crotta ha tutti i diritti di difendersi, ci mancherebbe, ma a lui non basta, parte all’attacco. Cerca di delegittimare chi, piaccia o non piaccia, ha portato alla luce inadempienze da parte della sua azienda che serviva mezzo cantone.

Il giornalista deve essere il cane da guardia della democrazia, come si suol dire, e lo dovrebbe essere anche della sicurezza e della salute dei cittadini. Invocare posti di lavoro a giustificare un agire truffaldino è non solo ignobile, ma anche ricattatorio. È quella tipica mentalità che ritroviamo purtroppo in Ticino come nel meraviglioso meridione d’Italia, dove il mercato del lavoro è massacrato da omertà, silenzi e ingiustizie. Crotta era sotto la lente non solo di Patti Chiari, che ha scoperchiato il vaso, ma anche della procura, dei sindacati, dell’Ufficio d’igiene. Fatichiamo un po’ a credere a una congiura.

A difesa del Crotta, guarda caso, è arrivato Massimiliano Robbiani che, mischiando capra e cavoli, dà la colpa al sindacato, sindacato che invece negli anni ha proprio difeso alcuni dipendenti di Crotta dallo stesso brav’uomo. E il mattinonline? Curioso anche lì: in 17 giorni, non un fiato su Crotta. Silenzio tombale, parlano di kompagnuzzi e di immigrati, mostrano qualche tetta per fare click, ma su Crotta il silenzio. Una questione che ha tenuto e tiene banco ancora adesso e il Mattino sbertuccione neanche un fiato, solo un articoletto striminzito dopo 17 giorni di silenzio.

In tutto questo entra a gamba tesa Kneschaurek Corrado, ex un sacco di cose, da presidente degli albergatori a deputato liberale.

“Nella triste vicenda Crotta, al di là di strascichi giudiziari, mi pongo qualche domanda. Mammone sostiene in una lunga presa di posizione che la redazione di Patti Chiari ha valutato e ponderato a lungo le conseguenze che il servizio avrebbe potuto avere, ma che il dovere di informazione all’utenza ha prevalso. Se il dovere di informazione è così importante come mai i denunciatori sono rimasti anonimi? Io vorrei conoscere i loro nomi e cognomi. È più importante tutelare anonimi da ritorsioni che 40 posti di lavoro? Come mai per la grande distribuzione e con il Cantone non si fanno nomi e cognomi dei responsabili? (evidentemente hanno mezzi, strutture e avvocati a loro disposizione) e come mai nessuna testimonianza di chi è stato male mangiando il minestrone? (mi risulta che non vi siano casi di intossicazione alimentare)”.

I denunciatori restano anonimi, sempre per il grande pubblico, e i loro nomi sono conosciuti dai giornalisti e dalla magistratura che, giustamente, proteggono le fonti. Fonti che potrebbero essere minacciate. È talmente ovvio da rasentare l’idiozia, e Kneschaurek lo sa benissimo. Fare i nomi sarebbe un ottimo sistema per evitare totalmente che ci siano denunce, soprattutto in ambiti sensibili con persone fragili.

Ripetiamo, il minestrone è il meno della cavagna. Sotto la lente le ripetute visite dell’ufficio di igiene all’agriturismo Cairello, facente parte anch’esso del piccolo impero Crotta. Sotto la lente sono le denunce dei dipendenti e le seguenti vertenze sindacali. Sotto la lente anche, ed è lì che bisogna cercare i colpevoli, non a Comano, le denunce passate del settimanale sindacale Area, e tutte le schifezze sottaciute da coloro che avrebbero dovuto controllare e verificare. Nell’azienda Crotta si lavorava, sì, ma c’erano anche, a sentire i sindacati, prepotenze, ingiustizie e lavoro nero.

Difendere Crotta oggi è difendere quel sistema anche tipicamente ticinese di omertà, che permette a ceri personaggi di continuare a operare. Difendere Crotta, significa vidimare un sistema che posti di lavoro non ne ha creati, ma li ha addirittura fatti perdere quando non ha peggiorato le condizioni dei lavoratori stessi.

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