Un’altra famiglia a brandelli?

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Un’altra famiglia che rischia di finire a brandelli per l’atteggiamento burocratico e dell’autorità. Un altro nucleo, padre, madre e figli spezzato dalle leggi che non guardano ai bisogni dell’essere umano ma alla pedissequa applicazione delle leggi. Non c’è anima in queste leggi, c’è solo la fredda logica di percorsi che a noi, che umani siamo, lasciano sempre l’amaro in bocca.

La storia: una famiglia curdo siriana, padre, madre e cinque figli è in Svizzera da un anno e mezzo. Hanno raggiunto il nostro paese dopo un’odissea durata quattro anni, attraverso la Grecia e poi in un barcone nel Mediterraneo. Il padre, disabile, è riuscito comunque a tenere insieme una famiglia. Prove del genere cementano l’affetto, creano legami su legami che non sono più scindibili. Attraversare l’inferno e uscirne illesi, fa diventare un nucleo più forte ma anche più fragile.

È grazie a un appello fatto dalla 4C del Liceo Lugano 1 che conosciamo questa storia. La storia di un rimpatrio forzato in Grecia per due dei figli, oggi diventati maggiorenni. Infatti, per la legge cieca, i due figli più grandi ormai non sono più considerati facenti parte della famiglia e devono tornare nel primo paese in cui sono stati schedati come rifugiati, e cioè in Grecia. Una cosa assurda. La 4C, quindi, ha fatto un appello a Manuele Bertoli, capo del governo ticinese. Il Consiglio di Stato, se vuole, può. Ma troppo spesso, una presunta linea dura prevale su qualsiasi afflato di umanità.

Bertoli oltretutto è l’unico che si è sempre apertamente schierato contro i rimpatri forzati o per la divisione delle famiglie, prima nel caso dei bambini ecuadoriani e poi per Arlind e Yasin, maggiorenni stranieri ma cresciuti qui. Nulla da fare, il Dipartimento delle istituzioni non aveva sentito ragioni. Bertoli ha invece vinto con la sua ostinazione nei casi di genitori stranieri con figli svizzeri che venivano espulsi dal DI se non avevano reddito sufficiente. Bertoli, invocando le leggi, riuscì a bloccare i rimpatri raggiungendo la maggioranza in Governo.

Oggi vorremmo ascoltare per una volta la voce del cuore, senza buonismo, semplicemente con un animo aperto, perché separare una famiglia in questo modo non è umano, soprattutto se il padre è disabile e i figli appena maggiorenni sono l’unica speranza di reddito per la famiglia. E un gesto di umanità, dopo le violazioni dei diritti dei minori alla frontiera dei mesi passati, sarebbe un segnale perlomeno del fatto che non si è schierati in una direzione a priori ma si può fare gesti di umanità ogni tanto, piccole eccezioni ma gigantesche per chi ne è beneficiario.

Facciamo perciò nostra la petizione dei ragazzi del liceo 1 che sarà consegnata domani, che potete firmare cliccando qui.

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