Voi cosa avreste fatto?

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Un ragazzo che conosco, persona intelligente e impegnata, ha fatto una domanda agli altri internauti, scrivendo, con onestà intellettuale, una storia che gli era capitata. Una storia che lascia dubbi, domande e interrogativi sospesi:

“Un giovane ragazzo si siede di fianco a me sul treno. Inizia a raccontarmi della sua situazione precaria, mi chiede aiuto. Dice di essere rumeno e che prima abitava a Bologna. Da un paio di giorni è in Svizzera in cerca di lavoro, gli avevano promesso un’occupazione come giardiniere ma all’ultimo momento lo hanno lasciato per strada. Mi fa vedere i biglietti del treno, dice che la vita costa tanto qui da noi, che per fare i biglietti del treno ha speso tutto quello che aveva. Dice di aver fame e che non ha i soldi per comprarsi un panino. Ne avevo comprato uno pochi minuti prima, era il mio pranzo. Glielo porgo e gli dico che è tutto quello che posso dargli. Lo accetta, mi ringrazia. Mi chiede aiuto per un lavoro, anche a nero. Gli dico che non ho idea di come aiutarlo. Mi ringrazia ancora, mi saluta e si incammina per il treno, magari chiederà aiuto a qualcun altro. Lo perdo di vista.

Ci penso su. Quel panino era buono ma, probabilmente, ne aveva più bisogno lui. Ci penso su. E se non fosse un giovane in cerca di fortuna ma un malintenzionato? Che ne so, magari distrae le persone per poi rubare loro il portafogli o il telefono. Io sono sveglio e attento, ma un anziano?

Decido di chiamare il 117, racconto l’avvenimento e descrivo il ragazzo. L’operatore mi chiede informazioni sul treno e sulla destinazione. Siamo diretti a Bellinzona, il ragazzo non l’ho visto scendere. L’operatore mi dice che se ne occuperanno.

Mi sento in colpa. Magari è un giovane onesto in cerca di lavoro e gli ho creato problemi. Continuo a pensarci su, non so se ho fatto la cosa giusta.

Voi cosa avreste fatto?”

Capisco i tuoi dubbi ragazzo e non ha senso giudicare se una cosa sia giusta o sbagliata. Ha senso capire che mondo vogliamo, ha senso mettere sulla bilancia i pro e i contro di un modo di vivere.

Io penso che è stato bello dargli il tuo panino e no, non lo avrei denunciato. Con questo non voglio accusarti di averlo fatto, probabilmente la tua coscienza a disagio chiedeva delle certezze. Ma il dubbio anche per legge è pro reo. E dunque in mancanza di prove devo presumere che anche se quella persona è furba e chiede soldi in giro, non è per forza un pericolo per la nostra società. Penso che quel panino deve togliere anche un peso alla nostra coscienza. Penso che un bel gesto migliora il mondo, magari non ora, non domani, magari da molti anni a venire.

Jean Valjean, uno dei miserabili del romanzo di Victor Hugo, ruba dei candelabri d’argento in una chiesa, la casa di monsignor Miryel, che lo aveva accolto e aiutato. Riacciuffato dalla polizia, Valjean viene riporato al cospetto del vescovo che lo difende asserendo che i candelabri Jean non li aveva rubati, ma erano un dono dello stesso Miryel.

Valjean, cambia vita, profondamente colpito dal gesto del vescovo, che gli ha fatto un dono immenso. Il dono della fiducia. Il dono di qualcosa di grande che è l’apertura dell’anima, il voler capire davvero le persone. Non tutti siamo santi, ma possiamo rendere più grande e bello questo mondo, per sorridere e sentirci leggeri ogni giorno che affrontiamo.

E se qualcuno ci frega… pazienza, diamogli un altro panino.

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