Brexit, la retromarcia dei bufalari

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Molti media, compreso Gas, hanno sempre denunciato l’uso politico di palesi balle. Lo hanno fatto, in tempi recenti, con le fake news create ad arte da Donald Trump e il suo staff – mirabilmente raccolte a cadenza regolare dal New York Times – , o l’anno scorso, durante la campagna elettorale per la Brexit. La più clamorosa di queste balle era la promessa dei fautori dell’uscita dall’Unione Europea di deviare le somme che andavano all’UE al Sistema sanitario nazionale.

Dominic Cummings, capofila dei Brexiters e ideatore di questa proposta, un anno dopo è uscito allo scoperto per fare una retromarcia clamorosa: lasciare l’UE “potrebbe essere un errore” e “una débacle garantita”. Insomma, l’uomo che fece diventare capillare in tutto il Regno Unito la storia che se fosse passata la Brexit 350 milioni di sterline a settimana (!!!) sarebbero stati deviati al Sistema sanitario nazionale oggi rinnega tutto, e ammette che molto – sia in fase di campagna, sia nelle trattative iniziate dopo il voto – è stato sbagliato. Cummings, sconosciuto ai più, è stato uno degli “spin doctors” del fronte del Leave. Suo, ad esempio, è stato lo slogan “Vote Leave, take control”. S’è visto…

Quanti voti hanno guadagnato i Brexiters grazie a questa incredibile balla, per giunta rinnegata dallo stesso autore? Quanto questioni sensibili come una possibile uscita dall’Unione Europea possono essere influenzate da campagne elettorali così scorrette e in malafede?

Ma soprattutto, sommessamente, chiediamo: quando, un giorno, i Blocher, i Brunner, i Chiesa, i Quadri, i Rösti ci diranno che le loro iniziative erano, sono e saranno sempre inapplicabili, scritte male e mirate solo a consolidare il proprio consenso?

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