Cassis in crisis?

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Cassis è ormai quasi come il cavaliere solitario di Eastwoodiana memoria. Oltre il sibilo del vento e il tintinnare di speroni, pochi altri rumori lo accompagnano. Un po’ di rumore però ci si aspetta dal comitato cantonale che è comunque un insidioso inciampo sulla pista che sembrava segnata da qui a Tombstone. Oltre alle candidature romande, oggi di fronte a Cassis si para anche l’ingombrante ombra di Petra Gössi, pistolera di grosso calibro, presidente del PLR nazionale e in più donna.

Uno sgarbo non da poco ai ticinesi, soprattutto nell’ottica dello stesso partito che, a livello di dirigenza nazionale, non sembra considerare così granitica la rivendicazione di un candidato italofono. Cassis incassa però l’assist di Doris Fiala, presidente delle donne liberali svizzere, che ritiene il Ticino maturo per una candidatura, anche maschile. Le donne avranno la loro opportunità all’abbandono di Johann Schneider-Ammann. Dunque Cassis, oltre alle pistolettate della stampa nazionale e ai problemi legati ai suoi “stretti” contatti con la lobby delle casse malati, si trova oggi a dover affrontare perlomeno una parte del suo stesso partito.

Il comitato cantonale dei liberali promette, se non sparatorie, perlomeno qualche volare di sombreri. Giovanna Viscardi, presidente della sezione di Lugano, dunque della più grossa sezione cantonale, sembra dubbiosa sulla candidatura unica al punto di dichiarare che lei avrebbe deciso diversamente. Da noi contattata, ci specifica che essere contrari alla candidatura unica non significa essere contrari però a Cassis. Viscardi, a titolo personale, ritiene che sarebbe stato meglio proporre più di un candidato, criticando così più la modalità di scelta piuttosto che la scelta stessa. La presidente della sezione luganese è pure del parere, peraltro condivisibile, che sarebbe stato meglio parlare di candidato “migliore” piuttosto che di candidato più forte. Insomma, una certa insofferenza si percepisce soprattutto per la metodologia. Andrea Ghiringhelli scriveva infatti sulla Regione un paio di giorni fa:

“ (…) Un Consigliere federale dovrebbe essere un rappresentante dei cittadini, prima che di un partito, ed è quindi giusto che i cittadini dicano la loro sulla qualità delle scelte operate dalla cosiddetta classe politica. Purtroppo viste le risposte stizzite della categoria – che considera la selezione dei candidati di sua esclusiva competenza – mi pare che l’esercizio non sia gradito.”

Certo è che, da osservatori esterni, la scelta di Cassis come candidato unico calato dall’alto lascia sempre più perplessi. I nemici e i freni, anche a livello interno, aumentano sempre più, e non siamo nemmeno ad agosto. Meglio forse sarebbe stato attendere e proporre magari un ticket a tre al comitato cantonale.

Alla nostra domanda su una potenziale frattura tra liberali e radicali, Viscardi ritiene questa divisione appartenente più al passato, a un vecchio modo di vedere le cose. Effettivamente si percepisce che il malcontento per la decisione dell’Ufficio Presidenziale è abbastanza trasversale e non relegato a sensibilità politiche diverse. Giovanna Viscardi ritiene anche un po’ strumentale la questione femminile (e non è la sola), convinta che romandi e germanofoni abbiano battuto la strada della candidatura di una donna per avvantaggiarsi e trovare così un punto di demerito alla candidatura ticinese. In tutto ciò, Laura Sadis, pur essendo una candidata più che papabile, ha dalla sua un problema comunicativo. Eccessivamente introversa e guardinga, si espone ed interagisce poco con l’elettorato e questo al giorno d’oggi in politica si paga caro.

L’impressione globale, comunque, è che ci sia una specie di vuoto nel PLR: la mancanza di una generazione di mezzo, con delle nuove leve troppo prese a creare consenso intorno a loro ma prive della necessaria cultura politica. Potremmo definirli quasi dei bounty killer della polis.

Ora il comitato cantonale dovrà affrontare un compito pesante, viziato anche dal fatto che certe dichiarazioni e scelte hanno già avvelenato il clima e creato tensioni. Si allacciano cinturoni e si lucidano le rivoltelle. Vedremo se il comitato, come alcuni pensano, sarà un brontolio di fondo alla candidatura di Cassis o se ribalterà, anche se è poco probabile, la decisione dell’Ufficio Presidenziale.

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