“Elisa e Matteo schiacciati sulla strada”

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Io non sono per niente stupita. Per niente.

Una lite per una precedenza (forse), un motociclista in compagnia della bella fidanzata che si incazza e dà (forse) un pugno a un vetro di un auto in cui viaggiano un signore e suo figlio e poi la tragedia. Il signore, furibondo e (forse) alterato dall’alcol, rincorre per due km la moto finché non la sperona e la schiaccia contro il guardrail. La ragazza muore sul colpo, il ragazzo è in rianimazione.

Ripeto, io non sono stupita, non leggo la cronaca su questa tragedia con gli occhi sgranati come fosse un episodio incredibile, che non mi riguarda, che non ci riguarda.
E non sono stupita perché io, come molti e soprattutto come MOLTE, mi sono imbattuta troppo spesso in quella rabbia cieca, in quella furia verbale, che si trasforma in altro. In un sorpasso troppo stretto col dito medio, in un finestrino abbassato e il “puttana !” di rito, nel sorpasso e poi l’inchiodata perché tu possa rischiare di finirgli addosso, nella macchina attaccata dietro al culo che fa i fanali, nello sguardo e nelle parole di chi è fuori controllo. E lo vedi. Lo sai che quel tizio con la bava alla bocca ti sta facendo pagare qualcosa che arriva da lontano. Che non sei tu, né una precedenza, né una freccia, né un incrocio, né un sorpasso. Sai che tu sei il parafulmine, che stai pagando la sua frustrazione, il suo stress, la sua incapacità di tirar fuori le palle altrove che trova sfogo sulla prima statale con uno sconosciuto o i suoi banali problemi di gestione della rabbia.

Mi è capitato troppe volte per stupirmi. E’ capitato alle mie amiche, perfino in motorino. E’ capitato a mie lettrici che ogni tanto mi scrivono e mi raccontano episodi così, di un pazzo che a un semaforo ha iniziato a insultarle ritenendole colpevoli di chissà quali reati alla guida. (ho pubblicato una lettera di questo tenore pochi giorni fa, su Il fatto). Io ogni tanto ci litigo con questa gente. Abbasso il finestrino e chiedo “Che problemi hai?”.

Ma sbaglio. Perché si infuriano ancora di più. Perché non sei tu il problema. Tu sei il loro sfiatatoio, in quel momento. Perché sono sonore teste di cazzo e non c’è nulla da fare.

C’è solo da sperare di non capitare all’incrocio sbagliato, come Elisa e Matteo. Ma è un incrocio che non è così distante dall’isolato di casa nostra, e noi lo sappiamo. Soprattutto noi donne, che siamo il bersaglio più facile, che siamo quelle che è una vita che ci dicono “non sapete guidare” e forse alla fine ci crediamo un po’ pure noi. Che siamo quelle che non scenderanno mai dalla macchina per fare a botte.

Ah, no, non è omicidio stradale, questione che si porta dietro ben altre sfumature possibili. E’ omicidio volontario. Diamo il giusto nome alle cose. E a questa testa di cazzo altro che braccialetto al polso e domiciliari. Manette al polso, solo quelle.

p.s. Mi dicono che il fratello del povero Matteo Penna ha avuto un incidente stradale (era in moto anche lui e fu investito da un camion) 11 anni fa e da 11 anni è in coma vegetativo, accudito a casa. Solidarietà alla famiglia, perché la vita certe volte si accanisce con una crudeltà davvero schifosa.

Selvaggia Lucarelli