Fake UDC

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L’UDC che accusa qualcuno di propagandare fake news meriterebbe sonore risate e commenti mirati a smontare una simile, grottesca accusa. O al massimo un piccolo box, come fatto da laRegione. Sicuramente, non la pagina agiografica che ha dedicato a Rösti e compagnia il Corriere.

Le simpatiche burle estive cui il CdT si è prestato a far da megafono, sicuramente per il bene e la pluralità dell’informazione, sono sempre le stesse: i dati sui 15 anni dagli Accordi di libera circolazione comunicati dalla Seco potranno pur essere globalmente positivi per la Svizzera, ma dal 2009 a oggi signora mia che disastro. L’argomento principe dei democentristi è questo: fino al 2009 il Pil pro capite è salito tra l’1 e il 2% ogni anno, dal 2009 in avanti è stagnante. Agli Amstutz, ai Blocher, ai Rösti e, magari, anche al Corriere del Ticino gioverebbe ricordare che tra 2006 e 2008 successe quello che non è proprio un dettaglio della storia recente: la crisi dei mutui subprime, con i suoi 4’100 miliardi di dollari di perdite per le banche mondiali stimati dal Fondo Monetario Internazionale proprio nel 2009, anno in cui la recessione più spaventosa degli ultimi decenni si abbatté sull’Europa attaccando a più riprese la moneta comune. Con tutti gli scossoni sul mercato valutario presenti ancora oggi, otto anni dopo.

Basterebbe ricordare questo, per rendersi conto di come sia francamente inutile ed esercizio parecchio stupido confrontare due periodi che appartengono a due ere diverse. Basterebbe anche ricordare quanto sta succedendo al franco proprio in questi giorni, per capire come le migrazioni e la libera circolazione non c’entrino nulla con il benessere presente nei bei tempi che furono e che oggi sì, è meno diffuso. Perché il Corriere del Ticino assieme alle battute di Rösti non ha messo in pagina un box in cui spiegava ai propri lettori che oltre alla Svizzera esiste un mondo e che la Svizzera, facente parte di questo, per forza si può trovare impelagata in fenomeni come quelli sopra elencati?

Le accuse dell’UDC diventano grottesche quando il discorso passa ai salari, soprattutto viste dal Ticino. Chi è che a Berna vota ogni taglio possibile e immaginabile? Chi è che si è sempre opposto con il ferro e con il fuoco a ogni possibile implementazione delle misure d’accompagnamento? Chi è che a Berna come a Bellinzona si è sempre opposto a un maggior controllo del nostro mercato del lavoro? Last but not least: chi è che ancora dà corda all’UDC quando parla di frontalieri dopo i frontalieri assunti a palate dai Pinoja, dai Siccardi, dai Bignasca per anni e anni, anche durante la campagna di “Prima i nostri”?

Queste accuse dell’UDC mostrano il lato peggiore della Svizzera: quello isolazionista, quello del credersi isola unica e meravigliosa mai lambita dai mari in tempesta. Il problema è che geograficamente ed economicamente non è così. Smettere di prendere in giro gli elettori potrebbe essere un ottimo primo passo per provare a capire il mondo di oggi. Finché non lo farà, le soluzioni saranno o incostituzionali e inapplicabili come ricordato ieri dall’ONU o paccottiglia buona solo per arredi kitsch come “Prima i nostri”.

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