Gobbi e Frapolli, ma non avete vergogna?

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Così titola Fiorenzo Dadò il suo intervento su Facebook in merito alle dichiarazioni di Gobbi. A Dadò, e non solo a lui, girano gli zebedei. Infatti, recentemente, il mantra della Lega (Frapolli e Gobbi in primis) è quello di descrivere gli scioperanti della navigazione come una specie di grattaculi amanti delle pratiche italiane, eh sì, perché noi svizzeri mica scioperiamo: stiamo zitti, becchiamo le legnate e ringraziamo. Ma sentiamo Dadò, di cui tra l’altro condividiamo pienamente il pensiero, che spara le sue Bordate nei confronti, appunto, di Gobbi e Frapolli:

“Chissà cosa penserebbe il Fondatore della Lega nel vedere come hanno ridotto i suoi ideali, chissà cosa hanno pensato i 34 operai svizzeri(!) e padri di famiglia licenziati, nel sentirsi trattare così da un politico che si lamenta perché deve (finalmente) pagare la cassa pensione sul suo lauto stipendio pubblico di 240’000 franchi e l’altro che, oltre essere ben remunerato a dirigere un’azienda ben fornita di frontalieri, si becca decine e decine di migliaia di franchi dai diversi consigli di amministrazione pubblici nei quali si è fatto nominare dopo che è entrato in politica….

Se c’era ancora il Nano, che tutti noi ben ricordiamo per non aver esitato un secondo a bloccare persino l’autostrada quando si trattava di difendere i diritti dei ticinesi, ve la dava lui la lavatina.

Altro che criticare un misero sciopero e gli operai licenziati!

Dovreste provare un po’ voi l’ebbrezza e il fremito che si prova nel ricevere di punto in bianco una lettera di licenziamento a 50 anni e una famiglia da mantenere.”

A dargli manforte il presidente del PS, Igor Righini, che rigetta al mittente l’idea dello sciopero come mezzuccio italico di lotta:

 “La Storia dice che il 29 luglio 1875 – allorquando nell’alta Valle Leventina si costruiva la galleria ferroviaria del San Gottardo – dei minatori insorsero rivendicando condizioni di lavoro migliori. Così al portale nord di Goeschenen fu indetto uno sciopero, prontamente soppresso nel sangue. Morirono quattro operai, fucilati dalla milizia mandata lì per imporre la ripresa del lavoro”.

Ma perché tanta rabbia? A rincarare la dose dopo le dichiarazioni di Frapolli, ci sono quelle di SuperNorman, che è eroe del popolo solo quando gliene frega a lui. Il campione del partito della gente fa evidentemente le distinzioni tra quelli che pigliano in saccoccia e non rompono le scatole e quelli che secondo lui, fastidiosamente, cercano di difendere posto di lavoro e dignità:

“Lo sciopero che sta interessando la navigazione sul Lago Maggiore sta palesando un modo di fare non nostro, non svizzero”.

Eh certo, come dicevamo gli Svizzeri non scioperano mai. Piuttosto rinunciano anche alla liquidazione ma non perdono la dignità protestando per i loro diritti. Ecco cosa abbiamo raggiunto con decenni di pace del lavoro: scioperare è da sovversivi, da italiani; sopportare l’insopportabile da “Svizzeri”. Norman prosegue:

“È così che agiscono certi agitatori della sinistra sindacale: strumentalizzano le difficoltà delle persone per fini politici e di “bottega”, anche a costo di violare la legge.”

Dunque i sindacati sono degli agitatori. Ci piacerebbe vedere Norman sulle barricate, come appunto faceva il Nano, che la legge la violava spesso e volentieri. E se poi vogliamo parlare di illegalità per una decina di persone sui materassini al debarcadero, allora già che ci siamo chiediamo la pena di morte per chi passa col rosso.

Norman incarognito più che mai, e si capisce bene dai toni, continua imperterrito la sua filippica contro i sindacati:

“Il Ticino è molto di più di un gruppo di agitatori della sinistra sindacale che fomenta la gente per i propri interessi di “bottega”, ossia battere gli altri sindacati e ottenere maggiori sottoscrizioni”

Forse bisognerebbe ricordare a Norman che i sindacati rappresentati sono 3, e tutti uniti: UNIA, SEV (sindacato dei trasporti) e OCST, che fa capo all’area cattolica. Tutti pericolosi agitatori di sinistra? Norman, ha ragione Dadò: vergognati. Rispetta almeno chi rischia il posto di lavoro senza inventarti storielle propagandistiche, altro che interessi di bottega.

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