Grazie Zali? Ma se non c’era nemmeno!

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Ridere fa bene, siamo in estate, fa un caldo becco e cerchiamo refrigerio nelle nostre chiare e fresche acque. Anche una battuta, una freddura perciò va bene per rinfrescare gli animi. Meravigliosa è quella del Mattino della domenica appena uscito:

“Grazie all’intervento del consigliere di Stato leghista Claudio Zali, i dipendenti licenziati dalla società fallitalica hanno ottenuto la garanzia del posto di lavoro.”

Fantastico. Rispetto totale. Gente che riesce a scrivere queste cose senza neanche far vibrare un sopracciglio dalla vergogna ha tutta la mia ammirazione. Ma andiamo a monte. Nel ponte di due settimane fa, quando la crisi era al culmine. Zali era irraggiungibile. Il ministro leghista era introvabile, sia per mail che per telefono. Nessuno degli attori interessati alla questione è riuscito a contattarlo per almeno 4 giorni.

Facciamo anche due brevi precisazioni. La convenzione sui laghi era materia federale, siglata nel 1992, ma si sapeva da almeno due anni che sarebbe stata rivista. 25 anni fa, la Svizzera si era impegnata a sottoscrivere una convenzione che concedeva la navigazione nel Lago Maggiore a un’azienda di navigazione italiana. L’Italia, in controparte, concedeva alla Svizzera il lago di Lugano. La vecchia convenzione imponeva un numero minimo di impiegati svizzeri alla Società di navigazione.

Con la revisione degli accordi, questa clausola andava a cadere. Zali, ministro dei trasporti, lo sapeva da tempo, ma ha evidentemente sottostimato la questione, trovandosi decine di licenziamenti sul tavolo. Già nel maggio del 2016, la società di navigazione Lago Maggiore aveva annunciato la sua intenzione di ridurre lo sfruttamento delle linee sul lago a causa di minori entrate. Intanto il bubbone maturava. Zali, che avrebbe dovuto seguire la questione da vicino, non solo non lo ha fatto, ma è pure sparito nei giorni caldi dello sciopero. È toccato così a Bertoli, che sfiga sua è presidente del governo, gestire la questione in assenza di Zali.

Una volta portato a casa il risultato che più conta si potrebbe chiedere a chi si è occupato direttamente delle trattative (ad esempio il delegato Francesco Quattrini, ma anche i sindacati) chi si è sporcato le mani e si è fatto un mazzo per sbrogliare la matassa e chi invece ha tenuto un basso profilo e poi è saltato fuori quando le acque si sono calmate per accaparrarsi i meriti.

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