I conti in tasca

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Poco tempo fa è uscito su Ticinolibero un articolo riguardante alcune cifre relative ai partiti. Quanto Consiglieri di Stato e parlamentari devolvono al partito stesso (prassi abbastanza consolidata) e quanto costano i periodici di partito. Alcune di esse sono curiosità, altre invece sfociano nella solita crassa balla. Balla che un qualsiasi babbeo senza essere contabile può smascherare facendo dei semplici ragionamenti.

Per quanto riguarda i Consiglieri di Stato, Bertoli è decisamente il più generoso col suo partito. 12’000 franchi l’anno del suo stipendio, infatti, vanno a sostenerlo. Segue Beltraminelli già con un bel distacco, 5’000. Vitta solo 4’000, ma il partitone è ricco, a differenza del Partito Socialista. I due leghisti? Non si sa. Attilio, capo a vita della Lega dopo il Nano, non lo dice, tira fuori una scusa del menga che nessuno capisce, e cioè che non vuole svelare cifre finché non sarà definita la questione relativa alla cassa pensione dei ministri.

E chissenefrega della cassa pensione, vale anche per gli altri tre o sbagliamo? Dicci quanto cacciano per la Lega i due ministri no? Ah già, la Lega mica è una democrazia.

Per i deputati la storia è simile. Più affezionati al partito sono i socialisti, con 4’500 franchi l’anno. Seguono democentristi, PPD e Verdi, con 3’000 franchi all’anno. Però i Verdi devolvono anche il 10% del gettone di presenza, il che alza un po’ il contributo. I liberali ricconi sempre in fondo, 2’000 franchi e il 5% sul gettone. Proprio vero che più ne hai meno li cacci volentieri. Solo 1’200 franchi i parlamentari leghisti, campioni del pro saccoccia.

Calcolate che un parlamentare arriva a prendere, se siede almeno in una commissione, tra i 15 e i 20’000 franchi l’anno. Tutti meritati, per l’amor del cielo, ma questo ci fa dire che il parlamentare liberale dà al suo partito poco più del 10%, il leghista poco più del 6%. D’altronde Attilio schifa le tessere di partito che sono anch’esse un sistema di finanziamento perché: “fare il congresso, organizzare le date, mettere d’accordo tutti perfino sul colore della carta intestata”. È una menata. Certo, che noia la democrazia. Intanto il leghista è l’unico che non può decidere un fico secco all’interno del suo partito.

Ma andiamo ai settimanali. Se infatti liberali e PPD (Verdi e Socialisti non ce l’hanno) dicono di spendere ragionevolmente tra i 3 e i 400’000 franchi circa per i loro periodici, che tirano poche migliaia di copie e hanno un formato ridotto, Attilio dichiara che il Mattino costa 240’000 franchi. Non è evidente tirare 50’000 copie gratuite, per una cinquantina di numeri l’anno (d’estate c’è pausa di un mese) riempire ogni volta 28 pagine in formato quotidiano (concediamo esagerando quattro pagine di pubblicità), distribuirle nelle cassette in tutto il Ticino per una cifra così. Henry Ford avrebbe da imparare.

Dunque 50 uscite per 50’000 copie fa 2’500’000 copie all’anno per 240’000 franchi. Sicuramente! E sì che ci vuole anche qualcuno che coordina, scrive gli articoli e qualcun altro che impagina e prepara per la stampa. Quasi quasi vado a chiedere all’Attilio come fa a spendere così poco.

Quando uno è un maestro bisogna ammetterlo. Non per niente i Bignasca c’hanno i soldi che gli escono dalle orecchie!

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