I Pirati del Debarcadero

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Li chiamano pirati e sono 34. Non saccheggiano navi e non bevono rum a Tortuga, ma hanno la stessa grinta e determinazione degli amici di Jack Sparrow. Da un paio di settimane fanno notizia sui giornali, sui portali di informazione e sui social di tutto il Ticino. Sono partiti in sordina e piano piano hanno smosso il cuore delle persone ricevendo un mare (o meglio un lago) di solidarietà.

Sono 34 uomini che hanno fatto gruppo, si sono uniti come raramente si riesce a vedere e hanno deciso di far valere i loro diritti. Perché perdere il lavoro è un incubo che non si augura a nessuno, un colpo che molto spesso ti fa perdere la voglia di guardare avanti. Loro al colpo hanno risposto con lo sciopero e la voglia di guardare avanti non l’hanno persa. Hanno riscoperto il valore dell’unità e facendo gruppo si sono schierati per far sentire la loro voce.

Alcuni di loro hanno accettato di parlare con me, di raccontarmi le loro storie, la loro realtà con parole tutte loro, che non ho voluto tagliare. Perché ogni parola, ogni gesto, ogni sguardo di queste persone meritano di essere raccontate e trasmesse.

Ho provato a raccogliere l’umanità che si cela dietro quello che mi hanno raccontato. Volti dietro questo sciopero, dietro le bandiere, dietro i proclami. Persone vere, con un vissuto, ognuno con la sua storia.

Mi hanno accolta con affetto, disponibilità e voglia di raccontarsi. Sono tornata a casa commossa e grata per questo incontro.

Roberto, 36 anni, ha moglie e due figli.

È impiegato dal 2005 e dal 2012 è annuale. È comandante, pilota e motorista. Per arrivare a questo ruolo c’è un iter da seguire, partendo dallo scalo proseguendo con la biglietteria per poi arrivare alla parte marinaresca. Si devono eseguire dei test a livello federale ed esami interni.

La lettera di licenziamento è arrivata a tutti insieme e personalmente non mi immaginavo una cosa del genere. Mi aspettavo che l’Azienda arrivasse da noi e ci dicesse che stava affrontando delle difficoltà economiche e che si trovasse un dialogo per cercare una soluzione. Invece non c’è stato nessun dialogo. Molti di noi reputavano questa Azienda come una grande famiglia, per cui la si vedeva come una madre o un padre che ti fa mangiare, quindi la delusione è stata davvero grande. Avremmo sicuramente fatto tutti noi un sacrificio, come per esempio pulire noi i battelli, farci dare le ore in recupero piuttosto che pagate. Invece cosi sembra che loro abbiano lavorato dietro le quinte senza nemmeno tirarci in causa, considerandoci come dei numeri. Ognuno di noi ci teneva a migliorare le cose, ma se manca il dialogo manca la possibilità di provarci. Ed è proprio questa mancanza di dialogo che ci ha portato a considerare lo sciopero come alternativa, perché non c’è stato il rispetto verso il lavoratore. Noi per un po’ abbiamo continuato a lavorare, ma ancora tutt’oggi per il futuro non siamo per niente in chiaro. Mi sarei aspettato anche da questo futuro direttore un confronto perché il nostro futuro è ancora titubante.”

Manuel ha 22 anni e lavora in questa società da aprile.

Assunto ad aprile e licenziato in giugno. Alla mia domanda se pensa che l’azienda sapesse già dei licenziamenti al momento della sua assunzione, onestamente non sa rispondere, anche se credo che sia una domanda che si sia posto molte volte.

“Eravamo fiduciosi (o forse anche un po’ polli) che le cose andassero bene. In realtà noi dipendenti residenti in Svizzera siamo un costo per un’azienda italiana. Inoltre alcuni sindaci e politici del posto volevano privatizzare la navigazione, l’azienda si è un po’ infastidita e cosi hanno cercato l’occasione per lasciarci a casa tutti e liberarsi di noi con la scusa del Consorzio.

Lavorare in questa azienda non era il mio obiettivo, io sono meccanico di formazione e l’anno scorso ho fatto il militare per un anno in fanteria. Mi sarebbe piaciuto fare carriera militare, per questioni linguistiche sono però stato messo un po’ da parte. Dopo alcuni mesi di disoccupazione ho saputo che qui cercavano personale, sono venuto ad informarmi e mi hanno preso. Il licenziamento è stata una grande delusione perché stare in disoccupazione è bruttissimo, io ho bisogno di fare qualcosa, muovermi, non riesco a stare a casa. Ritrovarmi con una lettera di licenziamento appena assunto è stato fastidioso.”

 Luca, 50 anni. Ha una moglie e una bambina.

Ho 8 anni di servizio, sono bigliettaio motorista e come tutti ho iniziato da addetto allo scalo. La situazione, la sensazione che in azienda le cose non fossero rosee si era già percepita in questi ultimi anni, si sapeva che alla fine di questa concessione qualcosa doveva succedere, perché non poteva più andare avanti cosi. Però da lì a ricevere una lettera di licenziamento in mano così all’improvviso… quello no, non ce lo saremmo mai aspettati. Lo sciopero non è stata una decisione così improvvisa, ci abbiamo riflettuto. Una volta ricevuta la lettera abbiamo continuato a lavorare ancora per una settimana, perché innanzitutto cercavamo delle risposte, qualcuno che ci spiegasse le motivazioni. E poi anche perché volevamo rispettare degli impegni che alcuni clienti avevano già preso con noi e ci sembrava giusto nei loro confronti. Dopo questa settimana però nessuno si è fatto sentire, e quindi abbiamo pensato che lo sciopero fosse l’unico modo per farsi ascoltare. Tutti e 34 ci siamo resi conto di fare la cosa giusta e di non avere altre alternative, pensando alle nostre famiglie. Non si può sempre accettare tutto nella vita, tanti di noi hanno famiglia, figli piccoli. Mi piacerebbe che crescendo imparassero cosa significa la dignità, cosa significa andare per strada con la testa alta. Lo abbiamo fatto per il nostro lavoro, ma anche per cercare di dare un esempio anche a tutti quelli che sono bene o male nella nostra stessa situazione perché nessuno nel mondo del lavoro oggi si può sentire salvo, in qualsiasi settore. Tanti magari sono vicini alla nostra situazione ma non dicono niente e questo è un peccato perché se continuiamo sempre a dire si dove andiamo a finire?

Stiamo vedendo che il divario tra il ricco e il povero continua ad allargarsi, , noi che rappresentiamo il ceto medio stiamo andando sempre più verso la parte bassa. Con questa proposta di abbassarci il 20 % di salario vuol dire che io non riesco ad arrivare più alla fine del mese. Come ci si può permettere di fare una proposta così? “

Michele

Lavoro circa dal 2000, perché essendo stagionale nel frattempo me ne sono andato e son ritornato. Ho avuto altre possibilità di lavoro, ma mi si sono chiuse le porte anche per motivi di salute (ho fatto un infarto). Perciò sono tornato chiedendo se ci fosse bisogno e ora sono alla mia quinta stagione qui. Il licenziamento è arrivato in massa e questo ci ha sicuramente uniti perché siamo tutti sulla stessa barca. Non è stato scontato per tutti decidere di scioperare , abbiamo avuto gli appoggi dai sindacati per poter arrivare fino a qui. È chiaro che l’unione fa la forza. Alla consegna delle oltre 13’000 firme speriamo in una risposta concreta che presto torneremo a lavorare con delle garanzie. In questi giorni anche nei comuni vicini qualcosa si sta muovendo , ma mi chiedo in tutti questi anni dove fossero.

Quella che stiamo vivendo ha comunque i suoi lati positivi perché in questi giorni qui esce davvero il vero carattere delle persone , perché noi lavorando a turni non riusciamo a conoscerci tutti. Invece in questa situazione si è arrivati a conoscere anche il lato fuori dall’ambito lavorativo.”

Massimo, 43 anni, single.

“Lavoro qui da più o meno 8/9 anni. Ho lavorato per qualche anno qui, poi per un periodo sono andato a vivere in Brasile e quando sono tornato mi hanno di nuovo preso a lavorare. Lavoro allo scalo, prendo i battelli, mi occupo di fare rifornimento, di dare le informazioni ai turisti e di coordinare lo scalo. Non mi aspettavo tutto questo, sentivo comunque che qualcosa nell’aria già c’era da un paio di anni. Vedevo il materiale arrivare molto lentamente, le nostre divise, il vestiario, la carta igienica,…

Quest’anno al personale dello scalo hanno anche ridotto un po’ le paghe e ce ne siamo accorti in busta paga. Oppure ci allungavano i turni intercalandole con pause più lunghe per non pagarci gli straordinari. Essendo la mia paga base già abbastanza bassa, per poter riuscire a guadagnare un po’ di più di solito cercavo di fare più straordinari, lavorare rinunciando a qualche giorno libero,…

Inoltre io sono stagionale, lavoro per 6/7 mesi l’anno, gli altri mesi non vengo pagato e non uso la disoccupazione. Però lavoravo duro in quei mesi e riuscivo a mettere via qualche risparmio.

Quello che mi ha spinto a questo sciopero è il senso della giustizia perché noi dobbiamo difendere i nostri diritti, non bisogna sempre e solo accettare le cose come ti vengono imposte. Io ho una testa funzionante e mi sono sentito usato da loro. Lo so che il mondo del lavoro cambia , esiste la precarietà e mi so anche adattare a questo sistema, ma non accetto questa disonestà di sapere già tutto e non dire niente ai diretti interessati. Questo mi ha fatto davvero molto male.

Nella decisione di scioperare , ognuno di noi ha potuto sempre esprimersi, nessuno di noi è stato condizionato da nessun altro e questo è stato davvero bello. Ognuno di noi ha deciso di correre dietro ai propri diritti e questo mi ha subito in positivo. Tutto questo ha creato un unione tra noi che è la nostra forza. Il mondo del lavoro ci vuole divisi, ma noi siamo insieme e focalizzati sul nostro obiettivo e sulla nostra presa di coscienza. Pensare con la propria testa senza farsi sempre condizionare dagli altri. “

Gianluca Bianchi

Lavora per Unia e insieme ai suoi colleghi segue da vicinissimo questo sciopero, sostenendo e accompagnando i 34 dipendenti in questo coraggioso progetto. Mi parla a ruota libera di come si è arrivati a questo sciopero, di come è stato comunicato ai sindacati e di come questo sciopero sia diventato sempre più importante. Non è solo un lavoro per lui e si sente da come ne parla.

“La vera novità è come risulti veramente lampante la distanza immensa tra il personale e la Direzione. Solitamente la Direzione , in un modo o in un altro cerca di discutere con il personale , qui non è successo. Si aspettavano lo sciopero dimostrativo di un giorno , quando invece hanno visto che lo sciopero continuava, che era diventata una manifestazione di popolo, che c’era un’organizzazione per cui al debarcadero si mangiava, la gente poteva partecipare… a quel momento li si sono sicuramente meravigliati anche loro. Il direttore non si è mai esposto se non sui giornali. Questo nuovo direttore, che come prima cosa si presenta con una lettera di licenziamento a 34 dipendenti, ha fatto fare il click per lo sciopero. Un modo di fare che è stato visto proprio come una mancanza di rispetto. Perché non dimentichiamo che in tutte le occasioni i dipendenti hanno sempre difeso l’azienda , le loro prese di posizione sono sempre state contro di chi aggrediva l’azienda dicendo che l’azienda li tutelava, garantiva buoni salari. C’è sempre stata una forte sindacalizzazione dei dipendenti, una forte attenzione rispetto a quello che succedeva , ma pure un attaccamento all’azienda. Una frase che mi ha colpito molto è stata “ Noi non ce la sentiamo più di mettere questa divisa, questa divisa oggi mi pesa portarla”, perché rappresenta chi mi ha licenziato e messo in mezzo alla strada, chi ci ha tradito.

In tutta questa vicenda tutto quello che è mancata è veramente la chiarezza, che adesso gli si sta ritorcendo contro.

Il percorso di soluzione più rapido in questo momento è quello del consorzio, che però non può essere intrapreso se non ci sono delle garanzie sui salari, che per il momento non ci sono. Avere un contratto collettivo senza i contenuti è come accettare una scatola vuota.

Personalmente credo ci sia stata una mancanza generale di rispetto da parte della politica , perché se noi a oggi siamo al debarcadero tutti i giorni con dei turni, facendo da mangiare, non è a caso. Siamo qua per permettere alle persone di venire a discutere con noi. Vieni, discuti, parla con il personale e capisci i suoi problemi. A oggi sono pochissime le persone che oggettivamente hanno fatto questo passo. Il personale è assolutamente disponibile, le 13’000 firme sono il frutto di una discussione continua che loro hanno avuto con la popolazione e con i turisti.

Questa non è una battaglia sindacale, ma è dei dipendenti della navigazione e della regione intera.”

Il mio più grande augurio è che per voi pirati, navigatori, uomini straordinari e dal cuore grande si arrivi ad una soluzione che soddisfi soprattutto voi e la vostra dignità.

Per il momento invece… in alto le bandiere.

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