Il paradiso eritreo

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Viene la nausea, quando per l’ennesima volta, dubbi personaggi dalla fede certa, fanno il loro viaggetto in Eritrea per dire poi che tutto va bene. L’ultima è stata, non molto tempo fa, Sabina Geissbühler, UDC naturalmente, membro della commissione cantonale per la sicurezza e madre della consigliera nazionale Andrea Geissbühler. Consigliera assurta agli onori perché a Tele Bärn aveva asserito che un uomo aveva diritto a una pena più lieve in caso di violenza se la donna aveva avuto un atteggiamento “facile”. Basterebbe questo per collocare i personaggi di questa storia. Basterebbe questo per capire a cosa servano questi ridicoli viaggi in Eritrea, il cui risultato potremmo già scriverlo noi prima della partenza: tutto va bene, bel paese, tutti sono felici e pieni di soldi, ecc, ecc…

E infatti le dichiarazioni della Geissbühler cozzano con i rapporti dell’ONU. Ma di sicuro sbagliano quei babbei dell’ONU. Quelli dell’UDC hanno la vista fina, capiscono le cose, mica come quei pistola delle Nazioni Unite che non hanno esperienza. Sentiamo l’esperta di stati africani:

Tutti hanno da mangiare, sono ben vestiti e ricevono cure mediche di qualità”, “Per strada non ho visto tossicodipendenti e non c’è praticamente disoccupazione. La mortalità infantile è tra le più basse dell’Africa e morbillo e polio sono state debellate

Sembra di sentire le delegazioni comuniste occidentali che negli anni ‘50 andavano a visitare l’Unione Sovietica: non esisteva l’omicidio, tutti stavano bene ed erano allegre… poi c’erano 30 milioni di persone nei gulag, ma mica te li facevano vedere. E questo bisognerebbe dirlo alla signora Geissbühler, che di certo non è una cretina. Forse potrebbe sospettare che non le mettano sotto il naso quello che non vogliono. Ma magari siamo anche noi di parte. Lasciamo parlare quelli della commissione dell’ONU, allora:

“La commissione di indagine sui diritti umani in Eritrea, creata a giugno del 2014 dal Consiglio dei Diritti umani dell’Onu, ha  presentato oggi  a  Ginevra  una relazione in cui si denunciano crimini di schiavitù, prigionia, sparizioni forzate, tortura, persecuzioni, stupri, omicidi e altri atti inumani “in una campagna per instillare la paura e scoraggiare l’opposizione”.

“L’Eritrea è uno stato autoritario. Non vi è alcun sistema giudiziario indipendente, nessun parlamento e nessun’altra istituzione democratica. Questo ha creato una lacuna nella legge e nell’ordine e un clima di impunità per i crimini contro l’umanità che si è verificato durante questi 25 anni. Questi crimini avvengono ancora oggi”, ha precisato, citato nel rapporto, Mike Smith, presidente della commissione.”

Ma la Geissbühler dice di no. Dice che sono ben vestiti e che stanno tutti bene. Di sicuro ha ragione lei. Noi abbiamo già affrontato più volte la questione sia per un precedente rapporto dell’ONU del 2014, sia in merito al servizio militare e alla ferma ventennale dei giovani eritrei, sia ai soldi della dittatura eritrea in Svizzera. Insomma, anche noi un po’ ne sappiamo. Magari però ci converrebbe fare un viaggetto in Eritrea, così, per vedere questo paradiso d’Africa.

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