In politica c’è poco spazio per i miracoli

Pubblicità

Di

Fra tutti i commenti che si sono sentiti e letti in queste ultime settimane in vista dell’elezione del sostituto di Didier Burkhalter in Consiglio federale, manca forse quello più appropriato: l’elezione in Governo, in qualsiasi governo, non si improvvisa, ma si pianifica. Nel caso specifico, se è vero che il Ticino è ormai da quasi vent’anni escluso dalla stanza dei bottoni federale (perché nessuno in proposito ricorda mai che Simonetta Sommaruga è per metà ticinese?), è anche vero che il Ticino, o meglio i suoi partiti, hanno avuto quasi vent’anni per preparare un loro candidato idoneo. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: avanti l’improvvisazione e speriamo in bene.

Certo, non si può mai prevedere tutto, certo ci sono state anche elezioni sorprendenti e fuori di ogni logica, ma in generale bisogna fare in modo, quando si presenta l’occasione, di avere il candidato pronto per provare a coglierla. È stato così, nel caso di questo Esecutivo, per 5 consiglieri federali su 7 (uniche eccezioni, Johann Schneider-Ammann e Guy Parmelin, capitati in Governo un po’ per caso e più per demeriti altrui che per meriti propri); è stato così in passato per la maggioranza di loro. Ticinesi compresi. Sorprende che il Ticino politico si sia allontanato così tanto dalla politica federale da non avere più presente questa regola aurea.

Conditio sine qua non, cercare di profilarsi con intelligenza in modo da incontrare più favori possibili nell’Assemblea federale, l’organo che elegge il Consiglio federale, cui gli estremi o i leader non sono mai piaciuti. Non è questione di essere cerchiobottisti o mediocri: è la Svizzera, il suo sistema politico che impone che il consigliere federale, privo di una qualsiasi maggioranza parlamentare, debba già durante la sua elezione avere il maggior gradimento possibile, sia a destra che nel centro che a sinistra, in modo da esplicare quella che è una delle funzioni principali dei nostri ministri, un’opera incessante di mediazione tra le varie sensibilità presenti in Parlamento in modo che una maggioranza possa delinearsi prima e coagularsi poi attorno a un disegno preciso. Tutte le personalità che sono state o si sono imposte non rispettando questi criteri base o hanno avuto vita breve o hanno avuto una vita durissima – i casi di Blocher e Widmer-Schlumpf sono stati gli ultimi di una, proprio per quanto detto sopra, cortissima lista.

Il che significa, detto in soldoni, che spesso non bisogna proporre il miglior candidato possibile, quello di bandiera o che incontra i maggiori favori all’interno del suo partito, ma quello che ragionevolmente ha le migliori possibilità di essere eletto, consci comunque che la vittoria si giocherà nel giro di un mese durante le audizioni dei partiti e anche grazie all’azione delle varie lobbies, purtroppo sempre più spesso le vere dee ex machina delle Camere federali.

Ma questa sarà musica del futuro. Oggi, molto più prosaicamente e concretamente, conviene fare due conticini semplici semplici. Perché un’elezione, qualsiasi elezione, alla fine si riduce a un meccanismo elementare: bisogna riuscire ad avere almeno un voto in più dei rivali.

Visto che l’Assemblea federale conta 246 membri (200 consiglieri nazionali e 46 consiglieri agli Stati), per essere eletti in Governo bisogna riuscire a ottenere 124 voti, la maggioranza assoluta. Ipotesi di partenza: la Romandia presenterà almeno un candidato possiamo (è quando conosceremo il suo nome che sapremo le reali chance di un ticinese di essere eletto), mentre gli svizzerotedeschi si asterranno dal farlo. Corollario aggiuntivo, quando la lotta si ridurrà a due o tre nomi, ticinesi e romandi voteranno compatti il loro candidato.

Date queste premesse, qualsiasi candidato ticinese partirà ad handicap: 10 contro 62. Per rimontare ha quindi necessità di pescare voti in ogni dove. Nel caso specifico, visto che stiamo parlando di PLR, partito di centrodestra, o sei gradito anche a parte della sinistra, che in tutto conta 68 rappresentanti, oppure sei morto.

Aritmetica alla mano infatti, se togliamo ai 246 votanti i 62 romandi e i 68 della sinistra (67 se ipotizziamo che Marina Carobbio voti non come cuore ma come cantone comanda), si arriva a 116 (117) voti potenziali, ossia meno della maggioranza necessaria. Vero che diversi esponenti della sinistra sono anche romandi, ma non così tanti come comunemente si pensa. Se non abbiamo contato male sono infatti soltanto 23, ciò che comunque porta la barra dei voti sopra la fatidica quota 124 per arrivare a 139 (140). Non che cambi molto comunque nella sostanza: togliete i 10 ticinesi, e significa che di tutti i potenziali voti rimanenti – 129 o 130 – un ipotetico candidato ticinese sgradito a PS e Verdi ne potrebbe dunque perdere al massimo 5 o 6. Credere ai miracoli è legittimo, sperare che si verifichino in politica un po’ meno…

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!