L’Arte di raccontarla, episodi stravaganti nella storia dell’arte: la Gioconda

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Alfredo Geri si sta recando in un anonimo hotel di Firenze per un incontro. Nella tasca interna del cappotto la lettera di Monsieur Leonard V. che lo invitava proprio quel giorno, proprio lì. Con lui Giovanni Poggi, direttore della Regia Galleria degli Uffizi. Geri vuole allestire una mostra di dipinti ed opere italiane provenienti da collezioni private. Il Monsieur Leonard V. ha qualcosa per lui, ma nella missiva non andava oltre.

Ad accoglierli un uomo basso, visibilmente nervoso, baffi curati, riporto alla maniera dell’epoca. L’accento è tipicamente italiano, nessun accento francese. Geri e Poggi seguono l’uomo in camera. Arrivati nella stanza il fantomatico Monsieur Leonard sfila da sotto il letto una valigia e mentre è intento ad aprirla svela di non chiamarsi Vincenzo. Una volta aperta Vincenzo leva dalla valigia i pochi vestiti e apre un doppio fondo ricavato in modo rudimentale, da lì estrae una tavola di legno incartata di fretta e la consegna a Geri. Alfredo Geri scarta con cura e i suoi occhi si dilatano, la mandibola si apre. Anche Poggi non può far altrimenti. Lo stupore è impresso sui loro volti. Alfredo Geri, in quel 11 dicembre del 1913, in quello squallido hotel di Firenze, ha tra le mani il dipinto che ha segnato gli ultimi 500 anni della storia dell’arte: la Gioconda.

Il ritratto di Monna Lisa era sparito, rubato dal Louvre di Parigi due anni prima, nel 1911. Vincenzo Peruggia ammette di essere l’autore del furto e di voler riconsegnare l’opera agli Uffizi di Firenze e all’Italia intera. Geri e Poggi si guardano ancora turbati, ma sarà veramente lei? Chiedono al Peruggia di poter analizzare l’opera con calma e che si sarebbero fatti vivi il giorno seguente. Peruggia accetta e aspetta fiducioso per le seguenti 24 ore. Poggi passa la serata su quella tavola dipinta ad olio, con quello sguardo di donna che sembra non levargli gli occhi di dosso. Si scrutano. A un certo punto non si sa più bene chi sta analizzando chi, se Poggi la Gioconda o la Gioconda il Poggi, ma quest’ultimo non ha dubbi, lei è l’originale sottratta al Louvre. Il giorno dopo Geri torna all’hotel, ma con sé ha un gruppo di Carabinieri che arrestano il Peruggia per furto. Nel giugno del 1914 Peruggia viene processato e condannato a un anno e 15 giorni di carcere. La corte mitigò il più possibile la pena per andare incontro al forte sostegno popolare che il gesto del condannato aveva sollevato. Un fervore patriottico che a ridosso del primo conflitto mondiale aspettava solo un gesto del genere per alimentarsi ancor di più. La pena fu poi ridotta a sette mesi e Peruggia uscì quasi subito dal carcere, acclamato come un eroe della Patria.

Monna Lisa, ormai in Italia, fece un piccolo tour, prima nella sua Firenze e poi a Roma, per essere vista dalla sua gente, prima di rientrare con tutti gli onori a Parigi nel 1915. Oggi avvicinarsi alla Gioconda è pressoché impossibile, le misure di sicurezza sono all’avanguardia. Oggi c’è chi il patriottismo lo misura in litri di sangue versato, o usando i pantoni cromatici per confrontare il colore della pelle. Peruggia seppe riunire un popolo intero attorno ad un quadro, sentirsi Nazione guardandosi attraverso lo sguardo di Monna Lisa, che è lo sguardo della propria cultura. La cultura, la miglior arma contro tutte le armi.

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