Naturalizzazioni, sempre più una farsa?

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Giugno 2016, estate come in questi giorni, la signora Halili prepara una bella torta con una croce svizzera. Vuole festeggiare la naturalizzazione sua e del marito con i due figli. Entrambi lavorano, il figlio piccolo va a scuola e il grande sta facendo un apprendistato di meccanico.

Ma la torta rimane ad ammuffire sul tavolo con le candeline spente. La commissione di Bubendorf a Basilea Campagna rifiuta la naturalizzazione perché gli Halili girano troppo spesso per il paese in tuta da ginnastica invece che in jeans.

Siamo onesti, tutti noi abbiamo fatto le battute per la curiosa passione che sembrano avere gli albanesi per le tute da ginnastica. Ci si scherza, si ride e finisce li. Si possono fare anche le battute sulle zoccolette e i boccalini. Sulle birkenstock e i calzini. Ma quello che è successo a Bubendorf è una cosa schifosa..

Luglio 2017, una ragazza turca di 25 anni chiede la naturalizzazione a Buchs, in Argovia. La ragazza è nata, cresciuta e ha fatto le scuole lì. Lavora ed è disegnatrice del Genio Civile. Risponde senza nessun errore alle domande d’esame, ma al colloquio della commissione naturalizzazioni viene bocciata. Aveva citato lo sci come sport tipico svizzero mentre la commissione voleva sentirsi rispondere la lotta svizzera o l’”hornussen”. Poi ditemi quanti di voi sanno cos’è l’”hornussen” senza cercare su internet. Oggi, dopo la tempesta di merda che ha colpito il Comune, il sindaco tira un po’ i remi in barca. Urs Affolter (PLR) dichiara: “Nonostante il lavoro accurato della commissione, non si può escludere a priori che siano stati fatti degli errori”.

Errori? Quali errori? Ci spiega per cortesia lo svizzerissimo Urs che cavolo di errori si possono fare? Anche quello che è successo a Buchs è una cosa schifosa. Perché, abbiate il coraggio di dirlo, signori, questo è proprio razzismo. Abbiate il coraggio di dire “non vi vogliamo”. Questi esamini umilianti, che onestamente nemmeno 9 svizzeri su 10 supererebbero, sono delle forche caudine che certi consigli comunali usano a loro piacimento per vessare cittadini sì stranieri, ma nati e cresciuti qui o residenti da decenni sul nostro territorio, mica marziani. Nessuno vuole naturalizzare lazzaroni, farabutti o persone che manco sanno balbettare tre parole nella nostra lingua, qui parliamo di gente che lavora, produce, paga le tasse, va a scuola, al bar e alla coop come tutti noi.

Quello che hanno fatto i comuni di Bubendorf e Buchs, spesso accade anche nei nostri comuni, lo sappiamo tutti. Motivazioni campate in aria, dicerie di paese, antipatie personali sono sufficienti per tagliare le gambe a persone che esercitano un diritto sancito dalla Costituzione. Non è un regalo, non è elemosina, è un atto onesto e dovuto nei confronti di individui che partecipano alla nostra società, e l’integrazione non avverrà certo con queste legnate nelle gengive che sicuramente uno si ricorderà tutta la vita. Questi atteggiamenti meschini e ignobili squalificano non solo i cittadini di Buchs e Bubendorf, ma tutta la Svizzera e gli Svizzeri, che passano così per quello che non sono, perlomeno non tutti: beceri, chiusi su se stessi, cattivi e razzisti. Si, razzisti, e c’è poco da fare i fighi e da andarne orgogliosi perché il razzismo è semplicemente il modo di delegare agli altri il disgusto che proviamo per noi stessi.

Il razzismo è davvero roba per poveracci.

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