Prima i nostri una furbata? Lo dice il Corriere

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Questa  volta non siamo noi a dirlo ma Gianni Righinetti. Ricordiamo che il Nostro, editorialista del Corriere del Ticino e conduttore a Teleticino di Piazza del Corriere, non è proprio uno di sinistra. Diciamo anzi che è più a destra del famigerato bagno in fondo al corridoio.

Se lo diciamo noi siamo delle zecche rosse. Se lo dice Bertoli è un traditore della patria e della volontà popolare. Ieri è stato l’insospettabile Corriere del Ticino, con la penna di uno dei suoi esponenti più destrorsi, a dichiarare a chiare lettere che l’iniziativa dell’UDC è stata, a tutti gli effetti, una fregatura per poveri allocchi. Allocchi inconsapevoli, che hanno votato convinti una misura che si sapeva inapplicabile già dall’inizio. Righinetti infatti scrive:

“…I ticinesi, legittimamente e in buona fede, hanno plebiscitato il concetto della preferenza indigena nella misura del 58%, dopo che lo stop all’immigrazione di massa sul piano federale era stato accolto il 9 febbraio del 2014 dal 50,3% dei votanti sul piano nazionale e con il 68,2% in Ticino. Quel voto è stato tanto chiaro quanto scontato, perché il titolo era accattivante e la risposta del popolo poteva essere scritta già molto prima di attendere l’esito delle urne (…) L’indignazione degli iniziativisti, in primis quella del presidente dell’UDC Piero Marchesi, espressa (…) per dire a Governo e Parlamento di smetterla «con le furbate» è a sua volta una bella furbata. L’UDC si sta giocando tutte le carte in suo possesso, ma se ne guarda bene dal calare il jolly. Forse perché questo non l’ha in mano. «Prima i nostri» nel contesto attuale, con i Bilaterali e la libera circolazione delle persone in essere non può essere realizzata per legge.”

Eh no. La colpa non è proprio del governo, ha ragione Righinetti. La colpa è unicamente dell’UDC, che ha raccontato balle al popolo sapendo di farlo. Ma non contento, il buon Gianni insiste:

“L’UDC ha sempre dichiarato di avere in mano una proposta di applicazione semplice, lo aveva detto anche all’indomani del voto, ma poi non si era visto nulla.”

Eh no, le solite pernacchie al vento. Come la famosa commissione di applicazione, che non ha visto partorire nemmeno il metaforico topolino. Sempre Righinetti, scrive.

“Ora il Governo preavvisa negativamente la proposta elaborata successivamente e fatta digerire da Gabriele Pinoja (UDC) alla maggioranza dei colleghi della commissione (…) mentre il socialista Henrik Bang si era dissociato, definendola un’abile mossa di marketing politico”

E bravo Bang, che non si era fatto turlupinare dalle ciance di Pinoja. Restando sul pezzo del Corriere, è evidente che l’UDC cerchi di allungare il brodo in attesa dell’iniziativa prevista per il 2018 sull’abbattimento della libera circolazione. Fino ad allora sarà melina. Rimane comunque sempre più sola l’UDC nel suo barrire al vento come un mammut ferito. Ormai sono sotto gli occhi di tutti le continue fregature a cui è sottoposto il popolo con le iniziative democentriste.

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