AITI chieda scusa al PS

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Un conto è la dialettica politica, un altro è schernire e insultare un partito di governo. Un conto è difendere i suoi associati e quindi legittimamente i loro interessi di bottega, un altro è disprezzare pubblicamente un partito che da più di un secolo contribuisce in Ticino e in Svizzera a governare il paese e garantirne la prosperità. Spiace che queste differenze non valgano per Stefano Modenini, direttore di AITI.

Modenini ha attaccato frontalmente tutti i socialisti, accusandoli di non dire o fare nulla a favore degli imprenditori onesti. Perché va bene difendere tesi e visioni politiche opposte a quelle del PS: è lecito, democratico. Ma insultare così, mostrando tra l’altro di avere una percezione della realtà distorta, no. Già è imbarazzante e da chiedersi se sia legittimo usare una simile funzione, quella di direttore di AITI, per battibeccare con questo o quel deputato. Ma che un’associazione di imprese permetta al suo direttore di trattare così un partito, la sua comunità, i suoi elettori oltreché imbarazzante è pure inaccettabile. Come è inaccettabile che il PS venga dipinto come un partito ostile agli imprenditori ticinesi, come fatto replicando a Henrik Bang, guarda caso imprenditore ticinese.

Davanti a questo triste spettacolo, ci chiediamo come Fabio Regazzi possa chiedere alla politica sostegno per le industrie ticinesi quando il suo direttore risponde con simile arroganza e violenza verbale a un politico serio come Bang, colpevole solo di non avere la medesima visione politica e lo stesso modo di fare impresa.

I capi di aziende affiliate all’AITI si sentono davvero rappresentati? Pensano che vada tutto bene? Non dovrebbero essere i primi a pretendere che i vertici – Modenini e Regazzi – chiedano scusa al PS e a tutti coloro che si sono sentiti offesi da quelle imbarazzanti accuse?

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