Cinestate: La Cura dal Benessere

Pubblicità

Di

Peccato, peccato, peccato. Un’idea buona, dei bravi attori, tra cui spicca Mia Goth, morosa dell’eclettico Shia Le Beouf, che finisce completamente a puttane perché alla fine si capisce la metà. Anche alla regia non c’è mica un pirla: Gore Verbinski, che può vantare nel suo carnet Pirati dei Caraibi e l’edizione americana di The Ring.

L’ambientazione svizzera, soprattutto per noi, è un po’ assurda, visto che il paesello dove sorge il castello della clinica (quella della cura, appunto) sembra più un villaggio dei Carpazi con personaggi strani e obsoleti.

La storia inizia con un giovane broker che viene mandato in missione in una clinica svizzera per recuperare uno dei boss e azionisti della sua agenzia. Il vecchio sembra essersi perso tra acque termali e passeggiate tra gli abeti e non da più notizie di sé, a parte una strana lettera, in cui dichiara che non vuole lasciare la clinica.

Lockart, in seguito a un incidente d’auto, viene anch’esso ricoverato nel misterioso nosocomio. È un posto strano, dove tutti gli ospiti, perlopiù anziani, sembrano vivere in una specie di limbo di felicità. Ma naturalmente il seguito ci porta a scoprire, grazie anche alla diffidenza e alla curiosità di Lockart, torbidi e inquietanti retroscena. La sua amicizia con una strana paziente (Mia Goth) aprirà porte a lui precluse. La giovane spanata diventerà, sul lungo termine, complice di Lockart. Vi dico solo alcune cose per non rovinarvi la sorpresa: c’entra l’acqua, c’entrano le anguille, c’entra il direttore della clinica.

Ah, dimenticavo di dirvi, la clinica è costruita su un castello del ‘700 abitato un tempo da un barone che faceva esperimenti stranucci e che se la spassava con la sorella. L’amore incestuoso e l’accusa di stregoneria porteranno entrambi a un olocausto fiammeggiante per mano dei paesani. Peccato che in Svizzera la nobiltà non esisteva.

Il film è decisamente bello dal punto di vista estetico. Eccezionali certe trovate visive e molto suggestive alcune inquadrature. Il problema, secondo me, è la trama a tratti troppo cervellotica, che non trova soluzioni ma sembra continuare a proporre problemi. La critica e il pubblico si sono spaccati su quest’opera, riconoscendone la professionalità e la genialità del soggetto, ma rammaricandosi per alcuni dejà vu e per un finale decisamente prevedibile.

Resta comunque un bell’esercizio per il subconscio, che sarà sbatacchiato tra ansie e schifezze senza pietà.

Un consiglio: se amate il capitone è il film che fa per voi, se invece siete un attimino preoccupati all’idea di restare in una vasca circondati da nere e viscide anguille, meglio soprassedere.

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!