La furia degli immigrati

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Pochi giorni fa ho scritto un pezzo su Vittorio Feltri e su un suo articolo vergognoso che incitava all’odio nei confronti dei migranti. Evidentemente il direttore del Giornale ha più estimatori di quanto credessi, visto che alcune voci l’hanno difeso definendolo addirittura un grande giornalista. Sono opinioni. Feltri secondo me rimane una delle peggiori espressioni del giornalismo fascista e populista.

Ma le mie opinioni o quelle di chi ama Feltri sono ininfluenti in fondo. Ciò che interessa è ribadire la linea del Giornale, se ce ne fosse bisogno.

Scegliamo una schermata casuale della testata, 8 notizie, o pretese tali, con un solo tema: immigrati violenti e problematici. “Siamo esasperati dai migranti, ci hanno caricati coi bastoni”, “ostaggio di immigrati, mi hanno ridotta così”, “gli stupri e gli immigrati”, “Parma, la furia degli immigrati, linciato l’autista di un autobus”, solo alcuni dei titoli che occupano la schermata, che è un caso da manuale di giornalismo manipolatorio. Buona parte delle notizie sono pilotate, gonfiate quando non praticamente inesistenti.

Una litania ossessiva il cui unico scopo è terrorizzare persone già piene di pregiudizi. Ora cerchiamo di essere chiari: i fatti succedono. Stupri e violenze accadono da sempre e le commettono anche gli immigrati. Vivere però con l’illusione che solo loro siano i colpevoli di ogni efferatezza fa terribilmente ricordare le campagne contro gli ebrei degli anni ’30.

Diciamo che il Giornale fa soldi sul terrore degli immigrati e può essere paragonato, per virulenza e faziosità, a Breitbart, il sito americano il cui patron fu uno dei maggiori consiglieri di Donald Trump.

Quello che ci preoccupa è che editorialista di questa testata sia Marcello Foa del Corriere del Ticino, che, non pago, ha un suo blog dove propaga teorie assurde e al limite della credibilità. Affari suoi? Fino a un certo punto. Ribadiamo fino alla nausea che Foa insegna in Ticino ai corsi di giornalismo.

Se il Ticino è soddisfatto di persone del genere, chi siamo noi per dire il contrario? Poi però non lamentiamoci del degrado del nostro sistema mediatico, che diventa sempre più approssimativo e monotematico.

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