Lettera aperta al lettore del Corriere

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Caro lettore del Corriere del Ticino, potrà sembrarti che ce l’abbiamo con Marcello Foa, amministratore delegato del tuo giornale preferito, ed è in effetti così. Dovresti però domandarti, ad esempio, perché non ce l’abbiamo con Fabio Pontiggia, uomo altrettanto di destra e direttore del giornale.

Ti spiego, è semplice: il tuo direttore è, al saldo delle sue idee, una persona che ha un senso della deontologia. Pur essendo di destra è un giornalista serio, un interlocutore corretto che sa ammettere i suoi errori e che ci tiene a far sì che il suo giornale sia un prodotto credibile e autorevole.

Marcello Foa, invece, è quello che oltre a detenere i cordoni della borsa di tutta la baracca, occupandosi solo di questioni finanziarie, usa spesso e volentieri il tuo giornale per esprimere non solo le sue idee, ma anche per praticare un giornalismo approssimativo, bufalaro e disonesto. Gli esempi? Ne abbiamo numerosi, ci siamo occupati recentemente del suo profilo e del suo blog, veri cassonetti dei luoghi comuni più beceri e farneticanti in stile grillino. Teorie del complotto che lasciano basito un lettore mediamente istruito (leggi qui).

Ma per quanto riguarda il tuo giornale, possiamo ricordarti la recente notizia poi rettificata con grande umiltà dallo stesso Pontiggia sulla polizia federale tedesca (leggi qui) e il terrorismo. O ricordarti quando Foa, in barba ai dati dei sondaggi sui dibattiti presidenziali francesi, ignorandoli bellamente, tirava la volata alla sua pupilla Le Pen (leggi qui) o durante le elezioni americane a Donald Trump, che a prescindere dalle idee si è rivelato il presidente più squallidamente tragico degli ultimi due secoli. Ma queste possono anche essere opinioni. Ami il tuo beniamino e fai di tutto per difenderlo e coccolarlo. Non pretendiamo che Foa domani inneggi a Bernie Sanders.

Ma proseguiamo, scusaci se ci siamo persi un po’ su un terreno ideologico e non pragmatico: sempre una bufala era la storia, sempre di Foa, dei 150’000 riservisti americani (leggi qui) pronti alla guerra. Sono passati più di quattro mesi e i riservisti o si sono sciolti come neve nel deserto del Nevada o non sono mai esistiti. Ma Marcello è sistematico e imperterrito. Sempre sua è la balla secondo cui in Francia fossero previsti 2 anni di carcere in caso ti esprimessi contro l’aborto. O quella, spacciata sempre per vera e poi smentita da autorevoli testate, dei video dell’Isis fatti dal Pentagono (leggi qui).

L’ultima fandonia di Foa, riportata dal nostro portale, è il coinvolgimento come scafista del padre di Aylan Kurdi, il bambino affogato nell’Egeo e simbolo della tragedia migratoria siriana, notizia smentita dalle maggiori agenzie di stampa. Nel suo blog, non pago, Foa si rammarica perché Aylan è diventato famoso mentre secondo lui, si ignorano le vittime infanti dell’attentato alle Ramblas di Barcellona (leggi qui). E qui sì che si fa pornografia del dolore, perché l’onestà intellettuale di chiunque si rivolta come un calzino a leggere certe cose, sia da destra che da sinistra.

Ci sembra, caro lettore del Corriere, di avere esposto abbastanza materiale per farti pensare. Per buona misura ti ricordiamo che Foa, oltre ad essere profumatamente stipendiato dalla proprietà del tuo giornale, insegna anche ai nostri figli  nei corsi di giornalismo in Ticino ed è membro dell’Osservatorio Europeo di giornalismo dell’USI. Ora la domanda è semplice, e mi scusino i nostri lettori abituali, rivolta prevalentemente a chi legge il Corriere del Ticino da una vita. Vi sentite rappresentati e approvate la linea di Marcello Foa? O preferite seguire Pontiggia? Siate onesti e rispondete.

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