Meno arroganza, più furbizia

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In politica – arte del possibile e scienza del relativo per Otto von Bismarck, professione più antica del mondo per Ronald Reagan, sangue e merda per Rino Formica – è tutto concesso a un leader, tranne due cose: il non capire dove tiri il vento e l’arroganza. Perché sennò, presto o tardi, si scivola.

Non sappiamo se Bixio Caprara scivolerà presto, gli auguriamo di no. Non sappiamo nemmeno se Ignazio Cassis tra un mese diventerà Consigliere federale, se lo augura buona parte della Svizzera italiana. Ma quanto affermato ieri sul Giornale del Popolo dal presidente del PLR lascia interdetti. Per lui Isabelle Moret e Pierre Maudet, rivali di Cassis nella corsa al seggio di Burkhalter, avrebbero pianificato da tempo la loro campagna e, quindi, in Romandia avrebbero potuto evitare le dichiarazioni delle ultime settimane sul fatto che se il Ticino avesse proposto un ticket nessuno si sarebbe candidato: “questa ipocrisia avrebbero potuto anche evitarla, sarebbe stato più elegante”. Parole pesanti, che però tentano di sviare il focus dal vero fatto di cui bisogna iniziare a discutere: il PLR ticinese ha completamente sbagliato strategia. Non sono simpatie per Sadis, antipatie per Cassis o sentimenti di pancia a far dire questo, ma il semplice notare l’evoluzione dei fatti.

Se davvero Moret e Maudet – con le rispettive sezioni vodesi e ginevrine – erano pronti ai blocchi di partenza, stupisce come un presidente cantonale ne fosse totalmente all’oscuro. Mentre se Caprara era a conoscenza di queste manovre, stupisce che non abbia optato per un ticket con una donna per sgombrare il campo dalle velleità romande. In un caso non si è capito dove tirasse il vento, nell’altro si è mostrata molta arroganza.

Dispiace, perché se il 20 settembre le cose per Cassis non andassero bene non sarebbe solo una sconfitta sua o del suo partito, ma di tutta la Svizzera italiana. Di tutta quella parte di popolazione che comprende non solo il Ticino, ma anche il Grigionitaliano e tutti gli italofoni sparsi sul territorio svizzero che sono senza rappresentanza in Consiglio federale. La perfetta strategia non si doveva al mettere un loro uomo, ma un rappresentante di tutti noi. Posto che l’unanimità è un sogno, saltare evitabili affanni usando meno arroganza e più furbizia avrebbe aiutato.

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