Officine di Bellinzona: un primo passo

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In questi caldi giorni estivi uno dei temi di attualità è il futuro delle Officine di Bellinzona. Era ora.

Già durante il periodo caldo degli scioperi scrissi che il futuro delle Officine doveva essere altrove e che l’iniziativa per un polo tecnologico non aveva senso. Le reazioni non furono, comprensibilmente, positive. Mi permetto quindi di riprendere brevemente le motivazioni di allora, non tanto per autoreferenzialità, ma perché esse mi sembrano ancore attuali.

L’attuale struttura delle Officine è sostanzialmente immutata da oltre un secolo e nonostante gli investimenti è chiaramente obsoleta rispetto agli standard richiesti oggi dal mercato. Gli spazi non sono razionali, le strutture di lavoro sono poco efficienti e anche le misure di sicurezza non sono al top. Per confrontare lo stabilimento della capitale con le strutture moderne basta fare un giro sul web.

Naturalmente si potrebbe modernizzare l’attuale struttura, ma avrebbe senso? Probabilmente gli investimenti sarebbero eccessivamente elevati ma, soprattutto, il sedime ha un valore elevato per la città. Vediamo brevemente questi due aspetti.

Un nuovo capannone industriale verrebbe costruito secondo gli standard più moderni e potrebbe rispondere a due esigenze fondamentali: la piccola manutenzione in tempi brevi dei treni regionali che così non dovrebbero rimanere fermi per tempi troppo lunghi e naturalmente la manutenzione ordinaria e straordinaria di vagoni e carrozze. Il luogo ideale per una simile struttura dovrebbe essere attorno al terminale Tilo di Arbedo-Castione che potrebbe così rispondere adeguatamente alle necessità delle piccole manutenzioni, ma naturalmente anche alle necessità dei treni della linea del San Gottardo.

Il secondo aspetto è naturalmente quello del recupero dell’attuale sedime. Sono, a mio avviso, da scartare le ipotesi di speculazione immobiliare avanzate in passato. L’area si presterebbe invece ad essere un centro plurifunzionale, con unità abitative, ma anche attività artigianali, culturali, di servizi che essendo in prossimità della stazione godrebbero di vantaggi non indifferenti.

Tornando alle “Nuove Officine”, credo che il compito non dovrebbe essere lasciato nelle mani delle sole FFS, ma potrebbe essere pensato con la collaborazione tra più enti sia pubblici che privati, anche perché sempre più gli attori ferroviari saranno diversificati e in concorrenza tra di loro.

L’operazione presenta naturalmente molte incognite e fa bene Gianni Frizzo (laRegione, 4 agosto) a dichiararsi disponibile ma vigilante. Un ruolo centrale dovranno averlo anche la città di Bellinzona e l’amministrazione cantonale, non tanto come interlocutori critici verso le FFS, ma come enti capaci di proporre soluzioni innovative, razionali e soprattutto in grado di creare valore aggiunto per tutta la regione. Tanto per essere chiari, bisognerebbe evitare un altro pastrocchio come quello del centro di competenza, scaturito dall’iniziativa per un polo tecnologico.

In conclusione, l’apertura e la disponibilità delle FFS è positiva, ora il pallino passa nelle mani del Ticino che speriamo, per una volta, sappia giocare un ruolo attivo, positivo, razionale e lungimirante.

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