Celio e i feudi ticinesi

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Franco Celio con l’età sta cominciando a deteriorarsi. Simile a uno yogurt abbandonato nello sportellino in alto del frigo, inizia a fare la muffetta.

Non si capiscono le sue uscite recenti e soprattutto l’ultima in ordine di tempo, in cui non sarebbe andato ai festeggiamenti in onore di Cassis. Sgarbo infame? Schiaffo morale al Neo consigliere federale? Ma no. Celio è piccato perché il treno non si ferma ad Airolo, primo paese del Ticino per far si che le masse leventinesi salutino il gran Cassis.

“Ritengo infatti doveroso farvi notare che, provenendo da nord, il Cantone Ticino inizia ad Airolo, non a Bellinzona! Quanto poi alla cerimonia a metà galleria, a mio modo di vedere si tratta solo di una parodia poco dignitosa di quello che dovrebbe essere il primo incontro del nuovo consigliere federale con i suoi concittadini ticinesi. Per questi motivi, come rappresentante della Leventina, ritengo doveroso non prendere parte alcuna ad una cerimonia organizzata in questo modo”.

Così dichiara il Celio. Forse bisognerebbe spiegargli che il treno, con la nuova tratta, non sbocca più ad Airolo, e che un convoglio ferroviario non è un’utilitaria che può fare una conversione a U solo perché lui si offende.

Come si rimpiangono i tempi in cui la politica aveva un vago sentore di ragionamento e di logica. Ultimamente sembra di essere costantemente a uno spettacolo del circo Barnum, dove ognuno vuole fare il suo numero, se idiota o pacchiano poco importa. In questo frangente Celio contende pericolosamente la palma delle prese di posizione cretine a certi membri della Lega o dell’UDC.

Con questi ragionamenti beoti non si combina nulla: allora anche Chiasso avrebbe diritto di avere il Consigliere a casa sua perché ultimo comune del Ticino. O Bosco Gurin perché è quello più alto o Ascona perché più basso. Quello che dovrebbe essere un cantone unito si rivela anche per bocca dei suoi parlamentari quello che è in realtà, una costellazione di piccoli feudi, reami e comuni dove ognuno tira acqua al suo mulino.

Bravo Celio, viva il Ticino e il consigliere federale ticinese. Che si fermi poi un po’ dove gli pare, basta che lavori bene.

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