Chissenefrega del passaporto di Cassis

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Si, in fondo chissenefrega. Il problema, quello serio, è un altro: il Cassis-pensiero intorno al sistema delle lobby. In un editoriale di un paio di anni fa su Opinione Liberale, infatti, Cassis scriveva:

“Ma vorrei soffermarmi sulla demonizzazione del lobbismo, quasi fosse un cancro per la democrazia. Il lobbismo è l’azione esercitata da gruppi d’interesse su pubblici funzionari, uomini politici, istituzioni pubbliche, per orientarne a proprio vantaggio le decisioni. I lobbisti sono semplici portatori d’interesse, che cercano d’influenzare l’azione dello Stato.”

Signor Cassis, non è demonizzazione. È sana preoccupazione dei cittadini. Se un politico può essere comprato come al mercato da chi gli offre più denaro, qual è la garanzia che faccia gli interessi dei cittadini? Anche perché le lobby NON rappresentano i cittadini, sono dei centri di interesse ben specifici che portano denaro a pochi eletti.

Cassis giustifica se stesso e questo sistema malato con il classico “così fan tutti”. Sbagliato. Qualcuno spieghi a Cassis che proteggere gli inquilini, che sono una buona metà degli svizzeri, come fa Carobbio, non è la stessa cosa che prendere soldi da un’associazione di casse malati che tartassa la popolazione con aumenti annuali che mettono a rischio la dignità della famiglia e la sua sopravvivenza.

“ (…)I media usano spesso un vocabolario morale: parlano di lobby per le organizzazioni economiche, mentre usano il termine “associazioni” per le altre. Così c’è la (cattiva) lobby dell’industria farmaceutica a fronte della (buona) associazione ambientalista.”

I media usano un linguaggio morale perché è una questione morale. E se lei non lo capisce siamo molto dubbiosi delle sue capacità di gestire un dipartimento in Consiglio Federale.

Ogni esponente di una lobby è convinto di agire per il bene comune, ma il bene comune non esiste, esiste solo la somma di tutti i beni settoriali che interagiscono tra di loro.

Cassis è dunque in perfetta buona fede. Prendere qualche soldino dalle lobby serve solo, come spiega lui, a rimpinguare i miseri guadagni di un politico di milizia.

Questo è il Parlamento di milizia: abbiamo attività professionali accanto al nostro mandato politico. La Svizzera non vuole (e dunque non paga) i parlamentari come professionisti a tempo pieno. Le professioni che esercitiamo ci tengono con i piedi a terra, a contatto con il mondo reale tra cui le associazioni d’interesse: le lobby – appunto!”

100’000 franchi sono all’incirca le indennità di un parlamentare a Berna, Carafutura finanziava Cassis per altri 180’000. Poi ci sono i 30’000 fr. Di Curaviva, i 18’000 di Radix e di Equam e 14’000 fr. di impegni universitari circa. Sono 350’000 fr. all’anno.

Giusto di che sopravvivere.

Il sistema è sbagliato. È intollerabile che gruppi di interesse paghino i nostri politici per reggergli il bordone. Giustificare questo sistema è come giustificare il furto perché tanto tutti rubiamo. Questo è il vero problema di Cassis: il suo asservimento alle logiche di potere, la sua mancanza di etica di fronte al vantaggio immediato, come nella questione del passaporto, dove per opportunità ha immediatamente rinnegato quello italiano.

A me preoccupa seriamente un Consigliere Federale di questo stampo. L’impressione è che i veri interessi che farà non saranno tanto quelli dell’amata patria rossoblu, ma i propri.

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