Civica, parola ai docenti

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Ci sono politici che da mesi parlano di scuola e di civica come se per anni nel tempo libero avessero girato per le aule delle nostre scuole ad osservare le lezioni. C’è chi ha chiesto pareri ad ex sindaci in pensione o chi, come svelato recentemente, scambia opinioni con i preti e rassicura la Curia. Ci siamo accorti, in questo poutpourri di pareri, riflessioni, annunci sui giornali e rettifiche imbarazzanti, che se mancava una voce questa voce era quella dei docenti. Sì, quelli che poi la modifica di legge, se passasse, dovranno farci fronte realmente.

E allora li ho sentiti, i docenti. Anzi, ci sono andato a pranzo, approfittando del mercoledi pomeriggio. Daniele Pifferi, docente di Storia alle scuole medie di Balerna e Francesco Doninelli, docente di Storia e vicedirettore a Mendrisio, hanno accettato il mio invito per un pasto in compagnia e due chiacchiere su questa modifica messa in votazione.

Tutti che parlano di questa modifica della legge sulla scuola. Ma a scuola se ne parla? Che aria tira tra i docenti?

Tra i docenti si respira un clima di scoramento generale e un sentimento di incomprensione. Si ha la sensazione di non essere ascoltati o peggio, di non voler essere ascoltati. Rispetto a questa Modifica di legge c’è una maggioranza massiccia di docenti, soprattutto docenti di Storia, contraria.

Cosa vi lascia più con l’amaro in bocca?

Dà fastidio esprimere il proprio parere, essere in tanti a pensarla al medesimo modo, con argomentazioni valide e sentirsi ancora dare della “casta” o dei “fannulloni”. Come classe lavoratrice noi docenti da questa modifica non ci perdiamo niente in condizioni di lavoro. Non faremo ore in più e non subiremo decurtazioni di stipendio. La nostra contrarietà nasce dal fatto di essere attivi sul campo ogni giorno, di conoscere il sistema scuola meglio di chiunque altro. Conosciamo la materia e oltre alla laurea in Storia abbiamo anche studiato i metodi d’insegnamento e pedagogia. Sappiamo di cosa stiamo parlando e se siamo contrari a questa modifica è perché ci piace e ci sta a cuore il nostro lavoro, non per interesse o comodità.

Provate a farmi un esempio, cosa non funzionerebbe secondo voi?

Facciamo l’esempio della valutazione: le lezioni di Civica scorporate dalle ore di Storia saranno 6 nell’arco di un semestre. Vuol dire che a gennaio, per il giudizio intermedio, mi troverò oggettivamente a non avere materiale a sufficienza per stilare un giudizio alla voce “Civica”. E non perché sono un fannullone, ma avrò accumulato un numero di ore di lezione passate insieme ai ragazzi inferiore a quelle che si fanno in altre materie durante una sola settimana. Senza contare che di “Civica” non esiste a tutt’oggi un programma: si vuole dirci quando studiarla, come studiarla, ma non sappiamo cosa far studiare.

Messa cosi sembra paradossale.

Paradossale è il fatto, quotidianamente davanti agli occhi di tutti in questi mesi, che si continua a dire che come insegniamo noi la Civica non va bene. Allora vogliono proporre questa riforma chiedendo nuovamente a noi di trovare come insegnare la Civica.

Ma, tanto per capirci, oggi come funziona?

Facciamo l’esempio della prima media. Il programma prevede di studiare gli antichi greci. I Greci sono la prima democrazia del mondo e quindi introduci il concetto di democrazia, come funziona la democrazia diretta in Svizzera ecc… ovviamente la democrazia ateniese prevedeva una democrazia di tipo elitario, dove le donne non votavano, quindi anche il diritto di voto alle donne diventa un argomento da agganciare. E via di seguito, in un costante intreccio interdisciplinare che consente all’allievo di capire i concetti di Civica, contestualizzati nella Storia.

Interdisciplinarietà che andrebbe a cadere se la Modifica passasse.

Esatto. Da anni si lavora verso una scuola interdisciplinare, dove le materie possano incrociarsi e avere, laddove possibile, sempre più percorsi paralleli. Questa modifica va nella direzione diametralmente opposta. Il sistema scolastico non è perfetto, noi docenti non siamo perfetti, la scuola è un continuo cantiere a cielo aperto e noi per primi ci rimettiamo costantemente in gioco. Non ci spaventano i cambiamenti, ma questa modifica cosi presentata è un passo indietro.

Il tempo passa inesorabile e si arriva al caffè. Il cameriere ci chiede se vogliamo un pasticcino per accompagnare i nostri due lisci e un macchiato, accettiamo di buon grado l’offerta.

Arrivano i caffè e anche i pasticcini, ma con nostra corale delusione le dimensioni di quest’ultimi sono davvero effimere.

Ma a proposito di interdisciplinarietà Daniele salta fuori con una metafora divertente:

Ecco la Civica che ci propongono, appetitosa a sentirne parlare, ma non ne senti neanche il gusto e ti lascia insoddisfatto.

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