Di scuola, di civica e di streghe

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Partiamo dal fatto che le dichiarazioni di Maurizio Cimarosti fatte attraverso face book sono indifendibili. Sebbene anche a me Siccardi non piaccia e non mi piacciano le sue visioni di intendere la vita politica e, nel caso specifico, la civica da insegnare nelle scuole, non ci si può permettere di paragonarlo al Führer. Soprattutto non ci si può permettere di dare del popolo bue ai ticinesi che hanno votato a favore della modifica di legge. Ci può essere amarezza certo, sconforto e anche rabbia, più che giustificata. Nessuno di quei signorotti che hanno appoggiato e sostenuto la cosiddetta “Legge Siccardi” si son mai degnati di presentarsi in un’aula per vedere cosa voglia dire parlare di civica a dei ragazzi con gli ormoni in subbuglio, ma questo non giustifica il fatto di dare addosso alla maggioranza del popolo ticinese, che si espresso chiaramente.

Da qui però sembra partita una vera e propria caccia alle streghe. Un’interrogazione parlamentare, firmata dai sostenitori dell’iniziativa approvata alle urne, chiede al DECS di prendere provvedimenti, sospendendo il docente in causa (con sospensione del salario). Si rifanno giustamente alle dichiarazioni di facebook, ma poi vanno ben oltre, insinuando comportamenti poco professionali e indottrinali nel suo modo di insegnare. E visto che insinuano certi comportamenti ritengono giusto chiedere se non sia il caso di prendere provvedimenti anche sul direttore della scuola dove esercita il docente. Ok, avete vinto, vi hanno dato ragione questa volta, ma non vi pare di esservi fatti prendere dall’entusiasmo?

Ma prima di tutto questo, tra i commenti della rete del 24 settembre, compare Paolo Pamini, uno dei firmatari dell’interrogazione e sostenitore della modifica di legge, che ancora ebbro di gioia incalza la classe docente da face book:

Oggi 24 settembre 2017 molti docenti ticinesi hanno appreso con grande sorpresa che la scuola non è di loro proprietà.

Di certo non è neanche sua, ma intanto ha voluto appoggiare una modifica di legge su un lavoro di cui mai si è occupato, su un mondo che non conosce, imponendo a chi ci è dentro tempi e modi di lavoro. Ma il nostro eroe prosegue così:

Ora si pone un grande problema e una grande domanda: i tanti docenti e le direzioni di istituto che sono scesi in campo gridando ripetutamente “no alla malacivica” spendendo decine di migliaia di franchi con inserzioni sui giornali, come faranno a riguadagnare credibilità insegnando con la dovuta dedizione la nuova materia?

Si arriva ad insinuare che buona parte dei docenti non possa più esercitare perché sono stati contrari alla modifica di legge? Perché se dai post di Cimarosti si può intendere che non sia un buon insegnante, da queste affermazioni si può evincere chiaramente cosa Pamini pensi dell’attuale classe docente.

E visto che ci siamo, il gran consigliere Pamini non chiede, ma pretende lumi su chi ha finanziato la potentissima campagna per il NO, appellandosi alla Legge sull’esercizio dei diritti politici. Ma da che pulpito? Da una campagna che ha cominciato a dar soldi perfino durante la raccolta firme per l’iniziativa, fottendosene liberamente di ogni senso civico e buttandola subito sul piano di potenza finanziaria. Dalla serie: noi possiamo, ma se lo fanno gli altri voglio nomi e cognomi di chi è stato e voglio capire come sia stato possibile.

Ecco, questo è Pamini, questi sono i promotori e sostenitori della modifica di Legge sulla scuola approvata dal popolo il 24 settembre.

Il docente ha esagerato e forse pagherà, ma se per una votazione vinta questa gente mette in piedi una sorta di caccia alle streghe, se per disgrazia vincessero delle elezioni che contano questi saprebbero come riempire nuovamente Cornaredo.

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