In amore e in Guerra tutto è lecito

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Dagli amici mi guardi Dio, che dai nemici mi guardo io. Mai proverbio fu più pertinente, in merito all’increscioso fatto che ieri, sulle pagine di tutti i media, ha tenuto banco avendo come protagonista Michele Guerra. Un altro leghista che come Caverzasio o Robbiani incorre spesso e volentieri (come molti leghisti alla fin fine) in scandali, problemi e magagne che il Ticino si risparmierebbe volentieri (leggi qui).

Le mail che accusano il consigliere Bertoli di brigare contro la religione per raccattare voti presso due amici preti, hanno fatto il giro del mondo. Amici, mica tanto fedeli in fin dei conti, visto che le mail sono arrivate alla stampa. E gli sproloqui di Guerra che strillano all’hackeraggio dei computer fanno un po’ sorridere. Pensare che qualcuno paghi pirati informatici per scassinare gli ordinatori di Guerra o di due parroci, sa di fantascienza come la guerra dei mondi di Wells.

Ma cosa scrive Guerra ai suoi amici pretini?

“ (…)La soluzione che viene posta in votazione popolare è frutto anche di un accordo affinché non si vada ad intaccare l’ora di religione come invece voleva fare il ministro Bertoli.

Qualora dovessimo perdere, sicuramente si procederebbe a scelte ben poco rispettose da parte di Bertoli stesso.

Una volta vinto, si procederebbe invece all’introduzione del famoso modello misto nell’ambito dell’educazione religiosa. (…)”

Tradotto: Cari Don vattelappesca, il cattivo mostro rosso vuole farvi le scarpe. Se votate per noi, Dio sarà salvo nelle aule scolastiche.

Un appello a dir poco inquietante, pensando che non c’è nessun disegno governativo o complotto di funzionari “…visto che sarà probabilmente fatto da Bertoli e funzionari, non si premureranno certo – come fatto da noi – di tutelare l’ora di religione” scrive ancora il Guerra. E qui ci troviamo di nuovo davanti all’ossessione non solo guerresca ma di tutta la destra, che oltretutto detiene la maggioranza, verso le categorie statali: docenti, funzionari… tutti fuchi o sinistroidi che complottano alle spalle loro.

In tutta questa sinceramente triste storia, c’è una cosa da rimarcare: la paura. Ed è la paura concreta di perdere una votazione che più campata in aria non si poteva, e non stiamo qui di nuovo  a spiegare le motivazioni per cui l’iniziativa sulla “civica” non sta né in cielo né in Terra.

Perché checché ne dicano gli inziativisti che si riempiono la bocca con il nobile scopo di insegnare la civica ai nostri ragazzi, usano metodi che con la civica c’entrano come i maccheroni in una trebbiatrice.

“Le previsioni ci prospettano una sconfitta…” conclude Guerra. Speriamo proprio di si.

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