La Civica e il parlamenticchio

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Quello che c’è stato ieri sera a Bellinzona, è stato, al saldo delle tifoserie, un bel dibattito, certo, interessante e ricco di spunti, ma soprattutto lo è stato perché profondamente civile.

Il confronto Bertoli/Siccardi, che avrebbe potuto diventare uno scontro tra pesi massimi in stile Muhammad Alì e Joe Frazier è stato invece l’occasione per vedere due persone corrette e attente, che più che scontrarsi si sono confrontate.

A prescindere dal concetto dell’iniziativa che non condividiamo, ritenendolo uno sterile esercizio muscolare, soprattutto da parte di certi “patrioti” ritagliati nel cartoncino e dello stesso spessore, siamo tutti d’accordo che la civica, ma soprattutto la cittadinanza, la partecipazione e il concetto di collettività, debbano essere migliorati.

Infatti sarebbe sbagliato ritenere i contrari all’iniziativa ostili alla civica, lo si è ribadito in sala più volte, soprattutto da parte dei docenti presenti. La preoccupazione maggiore in caso di vittoria del Sì, è come insegnare una materia che, a tutti gli effetti, ammonterebbe a 25 minuti a settimana (2 ore al mese). Come gestire questo tempo, si chiedono i docenti?

Ma la cosa che più stupisce è Siccardi. L’impressione è oggettivamente di un uomo che ha davvero a cuore la democrazia e il sistema svizzero che lui, da “ex” italiano, ammira molto, lo ha ribadito più volte. Siccardi arriva nella serata a dare spesso ragione agli avversari e ad asserire addirittura che se fosse stato cosciente della levata di scudi dei docenti, avrebbe forse ritirato l’iniziativa.

Ma è Chino Sonzogni, ex professore ed ideatore de “La gioventù dibatte”, una delle idee più interessanti che la scuola ticinese porta avanti per affezionare i giovani al dibattito e al confronto, a mettere il dito nella piaga:

“Non parlo di lei, signor Siccardi, ma di politici che la accompagnano e la seguono in questa iniziativa. Come si può chiedere maggiore educazione civica, quando l’esempio che danno è usare ogni domenica parole come “parlamenticchio”, “governicchio”, “ sette bambela” e così via?”

Siccardi non può che annuire, rendendosi conto forse, o perlomeno è la nostra speranza, che i compagni di viaggio che ha scelto non hanno tanto a cuore come lui la democrazia, quanto farsi pubblicità gratuita sventolando il solito patriottismo di carta velina, fatto solo di simboli sterili e non di idee.

Conclude la serata Bertoli con una considerazione sulla politica in genere. E su questo è decisamente d’accordo anche Siccardi, che annuisce vigorosamente:

“La politica di oggi non predilige più i contenuti, è una politica urlata, dove vince chi grida di più. Questo è anche un problema che allontana molta gente dall’esercizio democratico. Ed è un pessimo esempio per i giovani a cui vorremmo insegnare la civica”.

Parole sante.

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