L’imbarazzante concezione della Civica che ha La Destra

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Ci sarebbe da rimanere allibiti, se ormai il limite non fosse stato superato da un pezzo, nel vedere un gruppo di politici che non si vergogna affatto di chiedere un controllo degli insegnanti e del loro diritto d’opinione. In un paese civile l’indignazione monterebbe, e aiuterebbe a ricordare quel meraviglioso insegnamento, ormai caduto nel dimenticatoio, che consiglia a ciascuno di noi di occuparsi di cose che conosce, e lasciar perdere le altre.

Pamini, Filippini, Pinoja, Galeazzi e Morisoli – tutte persone che non entrano in una scuola da decenni ma che si permettono di pontificare su massimi sistemi che ignorano bellamente – hanno chiesto infatti al Governo di verificare se nelle sedi sia stata svolta o meno la Civica e, ciliegina sulla torta, indirettamente chiedono di punire i docenti che in queste settimane hanno discusso, tra di loro e nei plenum, un argomento che tocca da vicino la loro professione, il loro lavoro. Proibito parlare di Civica a scuola, proibito parlarne agli studenti o alle famiglie. “Qualora il Consiglio di Stato ritenesse che tale eventuale comportamento di organi di una o più sedi scolastiche sia criticabile, chiediamo al Consiglio di Stato se e quali misure disciplinari esso intende deliberare nei confronti di tali organi.

Si potrebbe, come fatto dal Comitato per il No, citare “Sorvegliare e punire” di Michel Foucault se solo non fossimo sicuri di aumentare la confusione parlando di temi e argomenti sconosciuti ai membri de La Destra. Ci limitiamo a rimarcare come sia letteralmente inconcepibile che una forma di controllo sulla libertà d’opinione dei docenti e, soprattutto, una mancanza di rispetto così grave nei confronti di chi conosce la scuola perché la fa, non perché la commenta sui social o davanti alle telecamere senza sapere di cosa parla, sono imbarazzanti.

“La Civica è il patrimonio dei nostri valori”, questo è lo slogan di Siccardi e compagnia, che campeggia sul mattinonline e ormai ovunque vista la loro potenza di fuoco economica. Prendiamo atto che per gli iniziativisti i “nostri valori” sono controllare i docenti e impedirgli di spiegare con la loro esperienza perché l’iniziativa è impresentabile. Ai favorevoli chiediamo sommessamente: da quando è patrimonio della cultura, della storia, della tradizione svizzera il controllo politico sulle opinioni dei docenti?

Attendiamo risposta.

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