Professore di Barbengo: lo licenziamo?

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Il caso del professore di Barbengo sottoposto a pubblico ludibrio da alcuni deputati UDC e leghisti, ci impone alcune riflessioni.

Il docente in questione è decisamente andato lungo, visto il suo ruolo. Ha d’altronde subito chiesto scusa, starà alle istanze preposte decidere che sanzioni comminare. Non siamo in un sistema totalitario dove si praticano processi sommari come piacerebbe a taluni. C’è chi ne chiede addirittura la sospensione salariale o il licenziamento.

Il gruppo UDC in parlamento, che ne ha chiesto la testa, dovrebbe però ricordarsi un precedente che lo riguarda da vicino, quello di Lelia Guscio, deputata in Gran Consiglio e docente leghista che assurse agli onori della cronaca per delle minacce ad un’allieva. La Guscio fu sanzionata dal Dipartimento, come è giusto, ma siede ancora al suo posto. E non ci risulta si sia scusata pubblicamente come ha invece fatto il docente di Barbengo.

D’altronde, senza andare lontano, ci furono le esternazioni di Ruggero Pantani, dipendente del comune di Chiasso, che insultò via facebook dei Consiglieri comunali e poi, recidivo, prese in giro due immigrati rimasti fulminati sul Tilo. Nemmeno Pantani si scusò, e venne addirittura promosso.

Nell’aprile di quest’anno furono due i politici UDC condannati dal tribunale federale per discriminazione razziale: Martin Baltisser e Silvia Bär (leggi qui). Ad agosto toccò a un altro parlamentare UDC, Jan-Luc Addor, sempre per lo stesso reato (strano). Se ci domandiamo chi insegna ai nostri figli, dovremmo domandarci anche chi ci governa.

Sanzionare è giusto, usare due pesi e due misure no. Chi sbaglia paga, in proporzione a ciò che ha commesso. È ovvio che pretendere il licenziamento di una persona che sbrocca su Facebook, e vale sia per la Guscio che per Pantani, è eccessivo. È giusto redarguire e sanzionare, ma non giochiamo con la vita delle persone per puro guadagno elettorale.

Fa un po’ ridere che tra i firmatari ci sia Massimiliano Robbiani, che si era scusato (lui sì, che bravo) per aver paragonato delle donne musulmane a sacchi della spazzatura e per aver augurato alla deputata Natalia Ferrara di bruciare viva.

Concludiamo riportando una frase del comunicato UDC, che alla luce di quanto abbiamo scritto qui sopra, prende tutta un’altra valenza:

 “Con alcuni commenti e foto a dir poco sconcertanti e paradossali postati su facebook, il docente si è dimenticato del proprio ruolo di educatore e pure di funzionario pubblico”

A noi sembra che non sia l’unico che se ne è dimenticato, vero?

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