Razzismo tra le guardie di confine?

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Lo segnala una lettera al Corriere del Ticino da parte di due scandalizzati lettori, che riferisce di una trasmissione radiofonica sulla SRF, “Echo der Zeit” riguardante un’assemblea delle Guardie di Confine a Olten.

Durante la riunione sono stati intervistati alcuni agenti e fra le voci in svizzero tedesco ecco spuntare all’improvviso l’italiano di una donna, guardia di confine ticinese, che si lascia sfuggire espressioni pesanti tradotte alla lettera dal giornalista con una punta di imbarazzo. La redazione del Corriere non ha ritenuto opportuno riportare le frasi della signora, cosa che invece noi facciamo senza alcun problema:

“Noi siamo la sicurezza di questo c***o di Paese”
“E a 64 anni io non corro più dietro un negro di m….
(la parolaccia viene trattenuta, un colpo di tosse) una persona di un altro colore”

La registrazione completa è udibile a questo link, intorno al minuto 2.15.

Ancora una volta, dunque, come nel caso del sergente di polizia del Mendrisiotto dello scorso anno spunta del razzismo strisciante fra le persone in divisa che dovrebbero garantire, come dice la signora, la sicurezza di questo Paese. Ma chi può sentirsi al sicuro sapendo che gente con queste idee indossa una divisa e ha un’arma? Chi può dirci che questa signora, trovandosi davanti una persona di colore, non si lasci trasportare dalle sue opinioni personali e non commetta un abuso, mettendo in pessima luce l’intero corpo a cui appartiene?

Ci chiediamo: le alte sfere di comando del corpo delle Guardie di Confine sono al corrente del fatto che fra i propri effettivi ci sono persone che considerano una persona di colore “un negro di m….”?

Sono stati presi provvedimenti nei confronti di questa guardia?

E quali sono le eventuali misure messe in pratica per prevenire abusi in questo senso?

Si sono verificati altri casi del genere?

Non ritengono i comandanti delle Guardie di Confine che, all’atto della verifica dei requisiti per ricoprire il ruolo, sia il caso di appurare la sussistenza o meno di eventuali tendenze xenofobe in capo al personale in divisa, considerato l’alto grado di stress a cui è sottoposto e che potrebbe essere fonte di comportamenti inappropriati rispetto al ruolo rivestito? E ultima nota, quelli che chiedevano a gran voce la testa del maestro di Barbengo, lo faranno anche per la doganiera?

La sicurezza passa anche dalla fiducia e dal rispetto verso le forze dell’ordine e questi episodi non fanno altro che minare tale fiducia. Attendiamo una risposta ai nostri interrogativi.

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