Ticino, i salari franano da anni

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Sono passati ormai due anni, da quella prima interrogazione parlamentare al Consiglio di Stato e segnatamente al ministro delle finanze Christian Vitta firmata da Delcò Petralli e Fonio. Un’interrogazione con domande fatte a seguito di una ricerca dell’Ufficio di statistica, i cui dati erano allarmanti già due anni fa: fra il 2008 e il 2014 il salario mediano in Ticino nell’industria manifatturiera in generale è diminuito di 139 franchi. Ma il declino non si ferma qui. I rami lavorativi che sanguinano, sono molti.

Fornitura di acqua e trattamento dei rifiuti: -29 franchi;

Industria farmaceutica: -32 franchi;

Fabbricazione di mezzi di trasporto: -194 franchi
;

Fabbricazione di computer, elettronica, ottica e orologi: -360 franchi
.

Porca miseria, meno 360 franchi, una bella mazzata. Ingenui, pensavate che fosse il peggio? No , il peggio ve lo teniamo per ultimo:

Fabbricazione di apparecchiature elettriche -1367 franchi;

Fabbricazione di articoli di gomma plastica -1525 franchi.

Nel terziario però va meglio di sicuro, nel terziario siamo forti. Eh no:

Trasporto e magazzinaggio -217 franchi.

Attività tecniche e scientifiche in generale -296 franchi,

sottocategoria Attività legali, contabilità, ingegneria, architettura -376 franchi.

Servizi di informazione e comunicazione -1023 franchi

Il vincitore di questo massacro, è il ramo attività informatiche a altri servizi informativi, con -1640 franchi.

Il divario aumenta costantemente e la nostra politica, segnatamente il Dipartimento finanze ed economia, sembra impotente. Nel 2014 il salario mediano di un ticinese era di 1064 franchi inferiore alla media svizzera, in un trend discendente dall’inizio degli anni 2000. Oggi il ticinese guadagna il 17,2% in meno di un confederato e in alcuni rami lo scarto arriva al 50%, altro che Romania. Ma l’assurdo è che buona parte dei metasettori con un calo pesante dei salari, sono proprio quelli che vengono pistonati dal cantone e che quindi dovrebbero creare valore aggiunto.

Recentemente Matteo Pronzini ha depositato un’interpellanza che costringe Vitta, dopo due anni, a rispondere seriamente e chiede: Vitta è preoccupato? Perché non ha mai commentato questi dati? Cosa ha fatto per fermare questa valanga in discesa dei salari?

Sarà un caso, ma la seduta di Gran Consiglio prevista per il 18, 19 e 20 è stata ridotta a un giorno solo, attualmente senza motivazioni. Come si sa, a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca. Speriamo che Vitta risponda e che la smetta di portare avanti quella politica finanziaria liberale che sta mettendo in ginocchio il nostro cantone. Prima viene la gente, poi l’economia. L’assunto classico per cui se l’economia non tira la gente sta peggio è una presa in giro. I fatti ci dicono che più l’economia ne approfitta, più la gente tira la cinghia.

Un’ultima domanda a Vitta la facciamo noi: uno studio dell’IRE, che partecipa al gruppo di lavoro per un salario minimo, avrebbe fatto una valutazione economica indicando in 200 milioni il costo dell’introduzione dello stesso. Come mai questo studio (pagato da noi) e a cui fa riferimento Modenini di AITI, non è di dominio pubblico?

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