Argo1, la pazienza è finita

È partita dal DSS la richiesta di indagini sul supertestimone di Argo1. La posizione di Beltraminelli è sempre più insostenibile

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Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?,”Fino a quando abuserai della nostra pazienza, Catilina?”.

Così, nel 63 a. C. esordiva Cicerone di fronte al Senato Romano denunciando la congiura di Catilina contro la Res Publica

Oggi, A.D. 2017 d.C., siamo noi a chiedere al consigliere di Stato Paolo Beltraminelli fino a quando vorrà ancora approfittare e abusare della pazienza dei ticinesi, pazienza che, a leggere in giro, sembra ormai decisamente esaurita.

Il Caffè ci rende noto che l’indagine per scavare nel passato del supertestimone sulla vicenda Argo1 parte da una precisa richiesta della direzione del DSS all’INPS italiana circa una pensione di invalidità della spaventosa cifra di 280 euro indebitamente percepita dal suddetto testimone. La risposta dell’INPS viene poi inviata dalla stessa direzione agli altri quattro Consiglieri di Stato e al procuratore Noseda, che però afferma che il teste rimane attendibile e che la questione, semmai, è un problema dell’Italia. Beltraminelli ammette, sempre al Caffè, di aver chiesto lui la verifica all’INPS: una solerzia apprezzabile, certamente, se non fosse che essa viene usata per una cifra ridicola e che comunque, ripetiamo, riguarderebbe l’INPS italiana, e non per effettuare le dovute verifiche su una ditta che andava ad incassare un mandato a 3 milioni e mezzo di franchi. Alla domanda sulla necessità di informare il Governo, Beltraminelli testualmente risponde: “Adesso se uno trasmette qualcosa non va bene, se invece non lo trasmette non va pure bene.”

Siamo al vittimismo isterico, al complesso di persecuzione verso chi cerca di appurare semplicemente la verità. Nulla che ci si aspetti da un Consigliere di Stato.

Paolo Beltraminelli sta chiaramente dimostrando di aver totalmente perso il polso della situazione. Ignaro di chi e come sceglie le ditte per il suo Dipartimento, ignaro di cene pagate a una sua funzionaria da titolari delle suddette ditte, ignaro di riunioni che avvengono sotto il suo naso al riguardo e a cui partecipa il presidente del suo partito che a sua volta lo tiene all’oscuro di tutto per mesi, ma prontissimo nell’utilizzare la macchina amministrativa per trovare macchie nella vita privata di un testimone di un caso che lo riguarda su cui poi si sono fiondati immediatamente i media accondiscendenti. E altrettanto pronto è stato il suo funzionario Renato Bernasconi nel chiedere al nuovo datore di lavoro di questa persona di non impiegarlo, informandone anche la funzionaria di cui sopra: un grande esempio di zelo.

Dicevamo che siamo alla farsa. Qui siamo oltre, siamo di fronte a un intero dipartimento gestito in modo kafkiano, con funzionari fantasma che scelgono ditte in modo inspiegabile, riunioni segrete, mail di pressioni su ditte private, e un direttore che o davvero non sa nulla, e quindi non si capisce cosa ci stia a fare, oppure sa e insabbia.

In un Paese normale, persino nella vicina Italia così spesso additata a modello negativo di gestione della cosa pubblica, un qualunque esponente politico avrebbe immediatamente rassegnato le dimissioni per un intrigo del genere. Qui si continua ad abusare della pazienza dei ticinesi, a fornire spiegazioni vacue e inconcludenti a voler fare la parte di quelli solerti e zelanti solo quando si è toccati nei propri interessi, ad aggredire e cercare di sommergere di fango chi cerca di portare a gala la verità, il tutto utilizzando le strutture amministrative dello Stato e i media asserviti.

Solo una cosa resta da dire a questo punto: adesso basta. La pazienza è finita. Beltraminelli dovebbe compiere il vero atto di solerzia e zelo che sarebbe richiesto dalla situazione: dimettersi.

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