Su Argo1 stiamo perdendo tutti

Pontiggia continua ad alimentare contro ogni evidenza la tesi del complotto e della macchina del fango nei confronti di Beltraminelli

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Siamo arrivati anche a questo, cioè a vedere definire da Fabio Pontiggia le richieste di chiarimenti fatte a Paolo Beltraminelli come “macchina del fango” con il consiglio fatto a “Bellinzona e Comano” di mettersi il cuore in pace e di non cedere alle strumentalizzazioni. Tutto questo, ironia della sorte, quando nei chioschi e nei bar proprio di fianco a queste parole su laRegione l’ormai famoso Renato Bernasconi, direttore della Divisione dell’azione sociale e delle famiglie, veniva sputtanato in ogni salsa con la pubblicazione della mail, inviata anche a Carmela Fiorini, nella quale egli chiedeva la rimozione dell’agente di sicurezza iscritto a Unia.

Siamo al punto di non ritorno. Siamo davvero al rovesciamento di ogni cosa, soprattutto del buon senso. Se nemmeno davanti a questo caos e a prove come quelle portate all’attenzione dei ticinesi ieri da laRegione è lecito chiedersi come Beltraminelli diriga il DSS ci dica Pontiggia cosa altro deve succedere. Non è macchina del fango, e non è nemmeno una caccia con finalità politiche. Sarebbe la caccia più grottesca della storia visto come, dal “mancato guizzo” in poi, Beltraminelli si stia scavando la fossa ogni giorno di più. E per niente aiutato dal presidente del suo partito, la cui compagna finita nell’occhio del ciclone in questo affaire, ancora in questi giorni, parliamo del 18 ottobre, figurava tra i destinatari della famosa mail di Bernasconi. Perché, si chiedeva ieri Caratti. Perché? Ce lo chiediamo anche noi, dato che ci è sempre stata venduta la storiella che la signora in questione non fosse coinvolta giacché non ha ruoli operativi in materia.

Non stanno perdendo la faccia solo Beltraminelli e Bernasconi, in questa sempre più degradante storia. Sta perdendo il Cantone tutto. Non bisogna meravigliarsi se l’antipolitica e le forze antisistema guadagnano strada: non nascono sotto a un cavolo, ma vivono e si nutrono degli scempi che la politica, quella vera, regala. Senza un minimo di autocritica, senza mai mettersi in dubbio. Senza dire “Scusate, ho sbagliato”. E andarsene.

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