Asia Argento e le sue accusatrici

Maschilismo o femminismo hanno poco a che vedere con gli attacchi alle vittime di violenza sessuale

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Si è molto parlato ultimamente di Asia Argento, in seguito alla valanga di polemiche che hanno seppellito Harvey Weinstein, uno dei produttori più potenti di Hollywood ora caduto in disgrazia.

Sgomberiamo di principio il campo dagli equivoci. Weinstein era un porco inenarrabile, che ha soprattutto abusato del suo potere per approfittare di persone in una situazione di sudditanza psicologica, come un allenatore di nuoto che abusa di un allievo, per capirci con metafore nostrane.

Ora, è vero che le donne abusate da Weinstein erano adulte, ma tutte molto giovani e in una posizione delicatissima, sia dal punto di vista lavorativo che psicologico.

Vero anche che cose così capitano, purtroppo, tutti i giorni anche nella vita di tutti i giorni. Io personalmente conoscevo una persona con una posizione di preminenza in una grossa azienda che chiedeva favori sessuali in cambio di lavoro. Puoi dire di no, certo, ma magari di quel lavoro hai bisogno. E allora non sei una t***a, come molti hanno scritto alla Argento, ma una persona che fa delle scelte sotto costrizione. In momenti di bisogno si cede, per paura, per vergogna, per necessità.

Tanto si è scritto su Asia Argento, la cui unica colpa forse è di essere una donna spregiudicata e dunque facilmente attaccabile. In un bell’articolo di Jonathan Bazzi, giornalista, gay e strenuo oppositore dell’omofobia, possiamo ascoltare l’avvincente parere di una psicoterapeuta, la dottoressa Costanza Jesurum, soprattutto in merito alle accuse delle donne stesse. Questo comportamento, soprattutto nella cultura latina, ha radici profonde. Scrive la Jesurum:

“… Questo meccanismo è condiviso con altri tipi di reati di aggressione, per esempio il racket. Chi paga il pizzo accetta un ricatto ma capita che possa garantirsi, così facendo, una protezione da parte di chi ricatta. Tuttavia, culturalmente nessuno va a gettare infamie a getto continuo, come dire “sporco colluso”, a uno che paga il pizzo per evitare che diano fuoco al suo locale, né ci si arrabbia coi lavoratori in nero che non fanno vertenza sindacale per timore di non riuscire a lavorare altrove. Invece nelle questioni di discriminazione attaccare il discriminato è la prassi. Perché appunto non si vuole considerare l’abuso sessuale e il ricatto sessuale alla stregua di altri reati connotati dal dislivello di potere. (…) Laddove invece il contesto condivide ideologicamente la discriminazione, per esempio nel nostro caso, in un contesto quindi che è ostile alle donne, la vittima viene indicata come complice.”

Detto in parole povere, una società che discrimina la donna, finirà per fare apparire complice la vittima di discriminazione o violenza. La dottoressa Jesurum esprime un concetto che dovrebbe essere ovvio, ma che evidentemente è ancora lontano dall’essere assimilato da buona parte della popolazione:

“Voglio essere provocatoria: una persona perbene, per quanto reazionaria, non guarderà mai di buon occhio un ricatto a sfondo sessuale. Un brav’uomo conservatore non dirà mai che sia una cosa giusta da fare, né che una ragazzina di 20 anni se l’è cercata. Il ricatto sessuale è qualcosa che ha a che fare con la patologia individuale e culturale (…)Il ricatto sessuale è un uso perverso dell’altro. Io credo che quest’immagine cortocircuiti in maniera variegata nell’immaginario e nelle emozioni di molte commentatrici, che condannando si difendono, ognuna a suo modo.”

Sono infatti molte le donne, che soprattutto sui social, hanno attaccato Asia Argento. Le motivazioni psicologiche sono spesso tristi:

“In una prospettiva psicologica ci si può chiedere quali emozioni o identificazioni susciti nelle donne ascoltare queste vicende. Per esempio, possono temere di identificarsi, anche parzialmente, e allora corrono a estremizzare la loro lontananza da quell’esperienza. Magari certe vicende incontrano una rappresentazione della relazione che a vario titolo le riguarda. O possono avere anche ottimi motivi, per la loro storia psicologica personale, per voler compiacere o difendere l’idea di uomo che possiedono, e che la loro cultura suggerisce loro. Non è un caso che Asia Argento denunci un particolare livore nei suoi confronti di marca soprattutto italiana.”

Essere maschilisti o femministi non c’entra, come dice la dottoressa, “Ci sono uomini maschilisti e femministi, e donne maschiliste e femministe.” Ci sono dei vincoli culturali e ci sono tante vittime, che cercano la salvezza nell’accusare altre vittime. Una storia triste.

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