Che sta succedendo al Ticino?

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Più ci si guarda attorno, più sembra che in questo piccolo lembo di terra che è il nostro Cantone si stia respirando un’aria da fine Impero preoccupante. Non siamo al 476, non siamo alla fine. Ma al 410, quando i Visigoti saccheggiarono Roma facendo capire che di lì a poco sarebbe tutto finito, sì, questo sì.

C’è un imbarazzo della scelta tanto grande da far raggelare. Ci sono Argo1, con l’immobilità di molta politica, il trionfo del dilettantismo di un Consigliere di Stato che non risponde alle domande, lo scaricabarile come norma, i risvolti e i “di più” che ogni giorno aumentano. Ci sono docenti cui è fatto divieto di avere opinioni, e ci sono granconsiglieri che addirittura auspicano un controllo politico su quello che pensano gli insegnanti, che paventano il non fargli fare più il loro lavoro, che blaterano di complotti. C’è un odio diffuso che travalica quegli zoo che sono i social network, ma che ormai è colonna sonora di bar, incroci, supermercati.

C’è una maggioranza politica sorda e cieca, c’è un derby non trasmesso che indigna più dei dati sull’assistenza – quando il DSS si degna di pubblicarli –, c’è un distacco tra istituzioni e popolo che anziché aumentare consapevolezza e senso civico incrementa populismo e umori bassi, c’è un disordine sociale e morale da far paura.

E c’è chi, ogni sera alla tele e sui giornali, dice che va tutto bene, che qualche taglio lì e una promessina di un’inchiesta parlamentare lì e siamo a posto, mai stati meglio.

Con tutto il rispetto: mai stati meglio un cazzo.

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