Gas serra, rotoliamo verso l’abisso

Pubblicità

Aumentato il livello di gas serra nell’aria: il cambiamento climatico rischia di causare catastrofi naturali sempre più drammatiche

Di

È allarme, nuovamente, sul riscaldamento globale. L’Organizzazione Metereologica Mondiale (WMO) ha rilevato un aumento dell’anidride carbonica (CO2 ) nell’aria nel 2016: se, infatti, il livello di guardia è fissato a 350 ppm (parti per milione), lo scorso anno si è giunti a 403,3 ppm contro i 400 ppm del 2015. Le cause sono in parte naturali, dovute alla persistenza di El Niño, ovvero il fenomeno di riscaldamento delle acque dell’Oceano Pacifico e Indiano, e in parte dovute all’intervento umano.

Tradotto in termini semplici: la situazione è talmente preoccupante che se anche cessassimo oggi le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera, ci vorrebbero comunque decine di anni per scendere sotto il livello di 400 ppm. Giusto per rendersi conto della gravità delle conseguenze, l’ultima volta che si sono raggiunti livelli simili è stato fra i 3 e i 5 milioni di anni fa, quando le temperature erano di 2-3° gradi superiori ad oggi e il livello degli oceani da 10 a 20 volte più alto.

Proprio l’acqua è l’elemento il cui ciclo è più colpito dal cambiamento climatico e quello che comporta le conseguenze peggiori per gli insediamenti umani, come è emerso al summit “Acqua e Clima” organizzato a Roma la scorsa settimana. I dieci bacini fluviali più grandi del mondo, dal Rio De La Plata al Congo, sono sconvolti sia da secche sempre più frequenti, che causano l’erosione delle rive, sia da devastanti inondazioni che a causa di tale erosione risultano sempre più catastrofiche: per farci un’idea, attualmente il 90% dei disastri naturali è causato dall’acqua, ed entro il 2030, ovvero meno di 13 anni, il numero di persone colpite da inondazioni sarà triplicato. In modo speculare, inoltre, per ogni singolo grado di aumento della temperatura, il 7% della popolazione mondiale perderà il 20% delle proprie risorse idriche. Per ovviare a questa apocalisse che ci pende sulla testa, le soluzioni ci sarebbero, e comportano la riduzione delle emissioni e un maggior ricorso alle fonti rinnovabili. Ma c’è un elemento fondamentale che manca, e che negli ultimi tempi sembra anzi ben lontano dall’essere impiegato per evitare il disastro: la volontà politica.

Il pensiero va immediatamente a Donald Trump, e alle sue scellerate idee in materia, che mettono a rischio i progressi fatti dagli USA, fra i maggiori produttori di emissioni di Co2 con il 22% grazie alle politiche di Obama . Il trend di significativa riduzione dei gas serra attraverso un progressivo distacco dai combustibili fossili e un progressivo aumento dell’impiego di fonti rinnovabili, è ora seriamente minacciato dalle politiche annunciate da Trump. Il presidente americano, infatti, ha  annunciato il ritiro degli USA dagli accordi di Parigi sul taglio dei gas serra, ratificati da Obama nel 2016 e, fra gli altri alla Cina, altra grande responsabile delle emissioni, e che entranno in vigore il 5 novembre di quest’anno. Trump non crede nel cambiamento climatico a causa dell’anidride carbonica, considera il piano per l’ambiente di Obama “pericoloso e inutile”, e sta piazzando in posti chiave personaggi che condividono le sue stesse idee, a cominciare dal nuovo direttore dell’Ente per la protezione ambientale, Scott Pruitt, a cui peraltro è stato tagliato il budget. Anche il capo designato della NASA, Jim Bridenstine, sarebbe un negazionista del cambiamento climatico, ma non finisce qui: ci sarebbe una vera e propria censura sul tema da parte di Trump, di cui sarebbe una prova la cancellazione della stessa parola “cambiamento climatico” dal sito dell’Istituto Nazionale di Sanità.

E la Svizzera? Anche il nostro Paese, nel giugno di quest’anno, ha ratificato gli accordi di Parigi, impegnandosi a ridurre del 50% le emissioni di gas serra entro il 2030. Un passo significativo, considerato che, come riporta il Corriere del Ticino, il 2017 fa parte dei 3 anni di maggior livello di riduzione dei ghiacciai su un arco di rilevamento di 100 anni, con una massa persa di circa il 3%; addirittura, come dichiarava qualche mese, Matthias Huss della rete di monitoraggio dei ghiacciai Glamos, al Tages-Anzeiger, per i ghiacciai svizzeri sarebbe troppo tardi, ed essi sarebbero destinati a ridursi inesorabilmente dell’80-90% entro la fine del secolo.  Macabra prova di tale progressiva riduzione, di cui il cambiamento climatico non è l’unica causa ma tuttavia una delle principali e che dal 2010 ammonta a circa 1 metro l’anno secondo le stime fornite dal glaciologo Daniel Farinotti a Swissinfo, è l’aumento del ritrovamento dei resti delle persone scomparse per incidenti o cause naturali sui ghiacciai che affiorano sempre più spesso man mano che i ghiacciai si riducono. Le conseguenze a lungo termine coinvolgono la produzione di energia idroelettrica, che dai ghiacciai traggono la maggior fonte di approvvigionamento, il crescente rischio di frane e smottamenti e la riduzione del livello dei fiumi.

Un’apocalisse, insomma, che è necessario scongiurare a tutti i costi, con misure serie che la politica è chiamata a mettere in atto al più presto: al di là della retorica, l’UNHCR afferma che i profughi ambientali, ovvero le persone costrette alle migrazioni dai disastri naturali, sono una realtà in continuo aumento, che entro il 2050, potrebbe raggiungere la cifra spaventosa di 250 milioni di persone. Una catastrofe umana e umanitaria, insomma, che è praticamente alle porte.

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!