Guardie di confine, arriva l’inchiesta disciplinare

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Prendiamo atto della decisione del comando della Regione IV delle Guardie di Confine, comunicata da Ticinonews, di aprire un’inchiesta a carico dell’agente che durante una riunione con i sindacati a Olten in cui si discuteva dell’aumento dell’età pensionabile proposta dal Consiglio Federale, si è lasciata andare ad espressioni razziste “Negro di m…” come riportato nel nostro articolo.

Ci teniamo a precisare che da parte del GAS non vi è alcun intento denigratorio nei confronti del corpo delle Guardie di Confine, essendo ben consapevoli, al di là delle prese di posizione sul loro ruolo nella crisi migratoria, delle condizioni non facili in cui svolgono il loro lavoro.

L’intenzione, al contrario, è quella di portare alla luce comportamenti e azioni che, pur essendo probabilmente casi isolati, espressione attualmente molto in voga, rischiano di arrecare danno all’immagine dell’intero corpo: a riprova di ciò, ricordiamo che il nostro articolo muove i suoi passi dalla segnalazione di due cittadini indignati in una lettera al CdT, segno evidente che un rischio di danno di immagine c’è.

Siamo dunque lieti nell’apprendere che sia stata avviata un’inchiesta disciplinare: non intendiamo al riguardo esercitare alcun tipo di pressione mediatica riguardo le eventuali sanzioni nei confronti dell’agente, rimettendoci alla valutazione degli organi preposti, essendo nostro interesse primario che venga fatta chiarezza.

Al riguardo, prendiamo anche atto delle dichiarazioni di Nadia Ghisolfi, in qualità di responsabile Regione sud per Transfair, che ha subito sottolineato che il pensiero della signora in questione non corrisponde a quello delle Guardie di Confine, così come della dichiarazione del Comando Regione IV sul fatto che questo sia il primo caso registrato.

Proprio quest’ultima dichiarazione va messa sotto la lente: “il primo caso registrato”, in soldoni, può anche voler dire “la prima persona che si fa beccare”. Questo, senza voler insinuare alcunchè, non elimina i dubbi circa la sussistenza di determinati preconcetti razzisti in persone che rivestono un ruolo nelle forze dell’ordine.

Pertanto, pur prendendo atto della pronta reazione dei superiori riguardo il fatto in questione, torniamo a chiedere: nell’ambito del reclutamento e dell’entrata in servizio, viene effettuato in qualche modo una verifica circa l’esistenza di tali atteggiamenti in capo alle persone che andranno a vestire la divisa del corpo delle Guardie di Confine, onde evitare il verificarsi di simili atteggiamenti?

Esiste un codice di comportamento, anche ad esempio riguardo l’utilizzo dei social e in generale l’espressione delle proprie opinioni in pubblico?

E una nuova domanda: il Consigliere di Stato Norman Gobbi, così attento e vigile sul tema delle dogane, tanto da perdere il conto dei 6 mesi previsti per la chiusura temporanea di tre valichi ticinesi ed accorgersene solo dopo, cosa ne pensa di ciò che è stato espresso dalla guardia di confine in questione? E cosa ne pensa ad esempio Marco Chiesa di una simile espressione da parte di una persona che ricopre un incarico pubblico e addirittura nelle forze dell’ordine?

Al momento a livello politico abbiamo “sentito” solo un grande, pesante silenzio.

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