Il socialismo e la felicità

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Ogni tanto se scorrazzi in giro come un topo in una biblioteca, zampettando su e giù per gli scaffali dei media nostrani rischi di trovare delle piccole perle. Non le puoi mangiare, no, sono cibo per l’anima, vanno assimilate diversamente.

È il caso di un articolo sulla Regione Ticino di due giorni fa a firma di Giorgio Ostinelli.

Ma che fa Ostinelli? Riporta per una volta il campanile al centro del villaggio, o meglio, ce lo mette se anche non c’era mai stato, rileggendo e riscrivendo il senso di socialismo.

Un socialismo che oggi sembra arrancare in tutta Europa, dove i populismi egoistici e nazionalisti avanzano, gettando ombre come vecchi stracci ammuffiti a ricordare i fasti passati della barbarie.

Non scappate ma seguite fino in fondo, che ne vale la pena. Ostinelli parte da Marx e dal concetto di profitto, attraversando l’economia di mercato, rendendosi conto che solo un sostanziale equilibrio permette di evolvere nel senso marxista del termine. Ne è l’esempio la Cina, che seppur formalmente comunista, ha sposato da molto tempo senza troppe remore il mercato ed il profitto.

Tutto da seppellire dunque? In fondo no, e Ostinelli ci regala una visione gentile e fondamentalmente condivisibile. Un modo antico e nuovo di leggerci dentro:

“In un recente libro, Luis Sepúlveda ricorda gli anni in cui faceva parte della scorta presidenziale di Salvador Allende. Questi, commentando un’intervista rilasciata a Régis Debray, aveva argomentato che l’obiettivo del suo governo non era solo di aumentare la speranza di vita per tutti, ma anche di poter “vivere in una condizione che è lo stato naturale dell’uomo, e che si chiama felicità”. Penso che l’obiettivo di Allende non abbia perso nulla della propria attualità, e debba costituire a tutt’oggi uno dei principali punti di riferimento nelle riflessioni relative allo sviluppo di un pensiero socialista contemporaneo, che, a mio avviso, dovrebbe ruotare attorno ad un nuovo umanesimo, funzionale alla piena realizzazione dell’essere umano all’interno di sistemi sociali tecnologici e globali.”

Essere socialisti vuol dire perseguire la felicità. Di tutti. Da ciascuno secondo le sue possibilità, a ciascuno secondo i suoi bisogni.

Grazie, Giorgio Ostinelli, di avercelo ricordato.

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