La democrazia non è uno sfogatoio, ma responsabilità

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Democrazia significa accettare le scelte del popolo. Ma democrazia significa anche responsabilità. Cosa che è mancata durante la campagna per le recente votazione sulla Civica, ed è auspicabile non manchi ora che con la scelta del popolo bisognerà fare i conti.

Lo slogan ha vinto contro il ragionamento, e questo dà la misura di molte cose: il parere di gente che non sa neanche cosa sia una scuola ha vinto contro l’opinione di chi la scuola la fa e la vive ogni giorno. Pregi e rischi della democrazia diretta, prerogativa svizzera. Se è mancata responsabilità in campagna elettorale, occorre però che ora essa diventi perno della discussione. Soprattutto per rispetto dei docenti. Chi insegna storia dovrà tagliare ampie parti del programma, insegnando Civica non ci sarà più il tempo materiale per i progetti, il nozionismo nemico giurato dell’istruzione torna alla ribalta. Il genitore si lamenterà che non è stato affrontato l’argomento x del programma di storia? Chiedere a Siccardi e a chi ha votato la sua iniziativa. La mamma protesterà che la Riforma o la rivoluzione francese non sono state approfondite? Chiedere a Siccardi e a chi ha votato la sua iniziativa. Il papà sarà dubbioso sul poco spazio dedicato a certi argomenti? Chiedere a Siccardi e a chi ha votato la sua iniziativa. La democrazia è bella, ma è ora che chi prende le decisioni sia responsabile. Se l’idraulico sbaglia un lavoro in casa e le cose non funzionano, deve rendere conto. La democrazia diretta deve smettere di essere uno sfogatoio di umori popolari e diventare anche sintomo di responsabilità.

Farebbe sorridere, se non ci fosse da piangere, leggere Edo Pellegrini che cita la canzone “Bisogna saper perdere” bullandosi su Facebook; idem Paolo Pamini che bastona i docenti che a parere suo hanno fatto propaganda a scuola. La democrazia diretta è diventata lotta tra fazioni, sempre più influenzata dalle lobby e da chi ha i soldi – basti fare il conto della serva di quanto speso dagli iniziativisti solo in pubblicità sui giornali, pagine su pagine intere, in ottima posizione e a colori.

Di più. La democrazia diretta serve a decidere insieme cosa è meglio tra opzione A e opzione B. Quando si mostra palesemente di non conoscere l’argomento ma si esprime comunque un voto, quando più che una votazione sulla Civica si sono messe in moto dinamiche che fanno pensare alle prove generali per quando si dovrà pensare alla Riforma della scuola voluta da Manuele Bertoli, il concetto stesso di democrazia diretta va a farsi benedire. E sì che non ci vogliono due ore di Civica al mese per capirlo.

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