Si sciolgono Elio e le Storie Tese: veri dissacratori o semplici giullari?

Il gruppo è stato sempre considerato provocatorio: ma è un’etichetta reale?

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Elio e Le Storie Tese annunciano lo scioglimento della band dopo il concerto del prossimo 19 Dicembre a Milano, che sarà dunque l’ultimo della loro carriera. Il leader, Elio, al secolo Stefano Belisari, ha spiegato la decisione sostenendo che il gruppo è ormai fuori dal tempo, che sono altri i soggetti che parlano ai giovani al giorno d’oggi (Youtubber, rapper, influencer) e che sostanzialmente non ha più senso trascinarsi.

Nata nel 1979, la band ha espresso uno stile musicale che difficilmente può essere catalogato sotto un’etichetta specifica; a meno di non voler generalizzare chiamandolo “Rock Demenziale” per via dei testi surreali e spesso nonsense, infatti, la varietà di generi che Elio e le Storie Tese sono riusciti a interpretare, grazie alla straordinaria abilità tecnica dei singoli componenti, è vastissima: funky, jazz, disco-dance, rock, pop, tutto si fonde in un grande e variegato calderone, sulla scia dell’esempio di Frank Zappa, a cui sono stati molto spesso accostati. Altra grande passione del gruppo sono sempre state le parodie, o  l’unione di pezzi di diverse canzoni in un singolo brano, o le eclettiche sperimentazioni: memorabile fu l’esibizione a Sanremo 1996, quando nella serata in cui ogni artista eseguiva solo un estratto di un minuto del suo brano, riuscirono a compattare l’intera “La Terra dei Cachi” (poi giunta seconda) in soli 58 secondi suonandola a velocità inaudita.

Elio e le Storie Tese son stati spesso definiti provocatori, irriverenti, dissacratori: tuttavia, al riguardo, ci sarebbe molto da discutere sui limiti dell’effettivo valore di critica social nei testi del gruppo. Fino ad un certo punto della loro carriera EELST il gruppo ha trattato anche tematiche e situazioni di un certo rilievo, pur rielaborati in uno stile sarcastico e umoristico: memorabile in tal senso la storia del ragazzino emarginato e bullizzato in “Tapparella” o la stessa “La Terra dei Cachi” con la sua ironia sul provincialismo nazional-popolare italiano portato proprio sul palco simbolo di tale atteggiamento, ovvero il Festival di Sanremo. Ma c’è sempre un sottile dubbio di fondo, al riguardo: ci sono o ci fanno? Al di là dell’episodio del Primo Maggio 1991, quando il gruppo fu censurato in diretta e portato quasi di peso fuori dal palco dopo aver iniziato a declamare, sul motivo di “Ti amo”, fatti e nomi di alcune scandalose vicende italiane (da Lockheed al golpe Borghese alle “carceri d’oro”), la reale portata della presunta denuncia sociale nei brani di EELST è tutta da vedere: a tratti, più che di satira, sembra si possa più parlare di un grande varietà musicale, divertente si, dissacratorio pure, ma praticamente innocuo. Emblematica in tal senso è la partecipazione alla serata organizzata da Michele Santoro contro gli attacchi di Berlusconi alla libertà di stampa, nonostante il gruppo abbia più volte collaborato con i programmi delle emittenti Mediaset; inoltre, spesso la critica a determinati malcostumi e fenomeni da parte della band sembra essere del tutto standard e già vista e risentita, un po’ un insieme di battute da bar, priva di mordente: una specie di piede in due scarpe, se vogliamo, un modo di far ironia più da giullari che da band impegnata. Perché forse, fondamentalmente, è questo che Elio e le Storie Tese sono sempre stati: musicalmente eccezionali, sperimentatori audaci e coraggiosi, ma, a livello di testi, più che altro dei fantastici giullari, in grado di far scattare il sorrisino al proprio pubblico ma senza realmente indurre troppo a pensare o a riflettere, umoristi che si limitano a dare pacchette sulle spalle e buffetti ad un sistema di cui essi stessi han fatto sempre parte a pieno titolo.

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