Solo dal bene non si vede altro che il bene

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Accorgersi di aver finito il detersivo dei piatti al momento giusto può offrire spunti di riflessione che mai avrei osato immaginare. Improvvisamente anche le cosce di pollo dimenticate ieri sul fuoco, motivo per cui la padella avrebbe richiesto il consumo di tutta la scorta casalinga di Nelsen, oltre i non trascurabili 40 minuti di olio di gomito, assumono un valore, oltre che fisicamente tonificante, misticamente riconducibile a un segno del destino. Quando mi sarei sognata, altrimenti, di poter incontrare i due esemplari di umanità che chiacchierano davanti a me tra gli scaffali del supermercato ? Elegantissime, griffatissime, pettinatissime, truccatissime, e tutto quanto possiate pensare con il suffisso “-issime” compresi i superlativi negativi , che lo sappiamo che nella lingua italiana non esistono, ma per l’uso dei quali, ascoltando discutere le due signorissime, anche il Signor Treccani approverebbe l’eccezione.
La signorissima biondo-cenere (le distinguo, per semplificare, dal colore dei capelli ) si rivolge all’amica rosso-mogano, continuando a fissare lo scaffale bio come se avesse davanti un dipinto di Caravaggio: ” Ah, no no, a me non mi fregano, io a questi non ne faccio beneficenza! “, si riferisce evidentemente ai due volontari dell’associazione umanitaria che, stazionati all’ingresso del supermercato, informano e invitano la clientela alla donazione di un libero contributo in spesa primaria. La signorissima rosso-mogano non dà il tempo all’amica di finire la frase e incalza: “Ma certo! Che ne sappiamo dove va a finire la nostra beneficenza! Io non mi fido di tutte ‘ste associazioni!!! Sono un pugno di ladri!”. Ecco, penso di aver sentito abbastanza dalle due menti eccelse e mi appresto a superarle per evitare di ascoltarle ancora, ma la signorissima biondo-cenere riprende la parola e non posso fare a meno di ascoltare ” …che poi io, non hai idea di quanta beneficenza faccio! La scorsa settimana ho fatto il cambio stagione e ho donato tre buste di roba che non mettevo più alla signora delle pulizie!” “Anche io” ovviamente sentenzia l’amica”, ma a questi proprio no, non mi faccio prendere in giro!”. Mentre le supero e cerco il detersivo e poi in coda alla cassa non posso evitare di ripensare alla loro discussione, non arrivando a una spiegazione che mi giustifichi tanta ostentata disumanità. Vorrei poter spiegare alle signorissime che il primo significato che dà il dizionario al termine beneficenza è “disposizione abituale a fare del bene”, e che fare del bene è un dovere morale e non una scelta capricciosa, e che la beneficenza non si fa solo se si sa a chi andrà, la beneficenza si fa, e basta. E che non si sentissero la Fatebenefratelli solo perché regalano le cose da buttare, quando lo scopo è quello di alleggerirsi l’armadio e le coscienze.
Nel frattempo è arrivato il mio turno alla cassa, ho comprato il detersivo e fatto la mia piccola doverosa donazione, mentre torno a casa provo a fare il gioco delle signorissime e a chiedermi dove andranno quegli omogeneizzati e immagino un faccino di bimbo sporco e felice che lo divora a cucchiaiate sporcandosi ancora di più la faccia, poi vedo le farfalle in brodo e immagino un viso rugoso che soffia sul cucchiaio per raffreddarle… E penso a quanto in fondo siano “sfortunatissime” le due signorissime a non aver la fortuna di vedere il bene.
Perché solo dal bene, non si può vedere altro che il bene.

Alice Sgroi

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