SSR, via al massacro

Pubblicità

Abbassato di quasi il 20% il canone, aumentati i finanziamenti ai privati

Di

Sono ancora calde le polemiche sui licenziamenti della RSI, i fatti a inizio 2016, che indignarono il Ticino, sia per le modalità decisamente assurde (leggi qui) sia per i posti di lavoro persi.

Oggi buona parte dei ticinesi e dei politici che ieri attaccavano l’ente per i licenziamenti sono gli stessi che lo vorrebbero veder andare con le gambe all’aria. Pistonati da UPC Cablecom, leghisti, UDC e compagnia, sono disposti a massacrare il nostro ente pubblico come un vitello sacrificale.

A Berna nel frattempo, Doris Leuthard ha appena dichiarato che sarà applicata la volontà popolare, che due anni fa sancì la diminuzione del canone radiotelevisivo. Chissenfrega se bisogna tenere in piedi un sistema quadrilingue unico in Europa. Noi Svizzeri vogliamo pagare di meno.

Poi però ci lamentiamo se il Quotidiano non fa un servizio per i 20 anni della bocciofila del nostro Paese. Ecco, scordiamoci anche questo.

Nel 2015, abbiamo votato sulla generalizzazione del canone. Tutti avrebbero pagato a prescindere che avessero o no un apparecchio radio o tv. La proposta del Consiglio Federale era già dubbiosa allora. Una diminuzione del canone a 400 franchi e un aumento di introiti alle private. Uno zuccherino per calmierare il settore privato, avido dei soldi che andavano al servizio pubblico. Ma lo zuccherino non solo non è bastato. Leuthard da 400 franchi è scesa a 365. I milioni in più per le private saranno 13 e quelli in meno per SSR 50. E oltretutto lo Stato si trova sul gobbo l’iniziativa No Billag che, unicum in Europa, vorrebbe abolire totalmente il servizio pubblico svizzero di radiotelevisione. Roba da non credere.

Il cittadino dovrebbe domandarsi come mai ci siamo messi le mani nei capelli per il crollo di Swissair, baluardo aviatorio di svizzeritudine e invece ce ne freghiamo se a sparire sarà la nostra radiotelevisione. Dovrebbe domandarsi da dove vengono i soldi per le campagne sulla No Billag e chi ci guadagna (non noi, ve lo garantisco). Dovrebbe domandarsi, una volta abolita la SSR, che Svizzera gli rimarrebbe in mano. Dovrebbe domandarsi, per restare sul pro saccoccia, quanto gli costerebbe un offerta privata che copra le sue esigenze: film, sport, documentari. Dovrebbe davvero domandarsi quanto e se risparmierebbe, ma dovrebbe soprattutto domandarsi, il ticinese, che fine farebbe il Ticino senza la RSI,  a livello sia di posti di lavoro, sia di competenze o di indotto, ma anche di presenza sul panorama svizzero come minoranza. A marzo, il 4, voteremo e questo confronto farà impallidire le levate di scudi che abbiamo visto per la civica. Perché questi, signore e signori, non sono piccoli cambiamenti o correttivi, sono una guerra politica vera e propria volta a smantellare il pubblico a vantaggio del privato e a controllare le persone. Sia Chiaro, No Billag (No SSR) è un cavallo di troia figlio della peggiore mentalità: distruttiva e disfattista, quella del puro profitto a scapito della gente.

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!