È stata una notte fredda

Di
(22 Ottobre 2017)
Questa è stata una notte fredda.
Mi sono svegliata alle due, con un brivido gelato.
Rabbia, malinconia. Dolore. Ho voglia di litigare. Sto male. Le ore passano mentre penso a quello che sta accadendo esattamente 8 anni fa. Ogni minuto che passa mentre lui si spegne, come qualcuno dirà poi. Penso a quella disperata lettera scritta, tutta storta, chiedendo invano aiuto nella speranza di avere ancora una vita davanti, quando, in realtà, lo stava proprio in quel momento abbandonando. Alle sei ho svegliato Fabio. Avevo voglia di litigare, di urlare tutta la mia rabbia. Pensavo che in quel momento lo avevano trovato già cadavere e stavano rianimando “disperatamente“ un morto. Disperatamente non perchè mossi da umana pietà ma per la preoccupazione di dover rispondere di ciò che avevano fatto o non avevano fatto.
Sono lì davanti a loro. Li osservo. Osservo i loro volti. Sono quelli che vedrò poi ad un processo sbagliato del quale la Presidente, che ho rivisto proprio l’altro giorno, non può certo andare fiera.
Stefano mio, qui tutti si piccano di avere avuto ragione o di avere ragione. Lo fanno sulla tua pelle perchè è facile. Ma tutti hanno capito.
Tutti ma proprio tutti hanno capito. E questo è per te, ed è tutto ciò che ti posso dare, fratello mio.
Questa mattina cercavo di ricordarmi l’espressione del tuo volto l’ultima volta che ti ho visto, vivo, ma non la ricordo più. Mi viene in mente sempre quella di quel giudice supponente che pensa di aver fatto un buon lavoro pronunciando quella sentenza che ha il record di riforme in appello e annullamenti in Cassazione.
Ilaria Cucchi

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