Basta polemiche, la Destra impari a vincere

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È passata oltre una settimana dalla votazione sulla Civica, e ancora non riusciamo ad archiviare la questione.

Da una settimana la Destra, UDC in testa, continua ad accendere il fuoco della polemica a colpi di interrogazioni su un post “a caldo” di due-dico-due docenti delusi e consiglieri nazionali che scendono in campo per minacciare i suddetti docenti di licenziamento e cazziare il direttore, con l’ovvia copertura mediatica di determinati portali indipendenti come i Paesi Baschi. Addirittura l’amico Tiziano Galeazzi che immagina uno scenario degno del Trono di Spade con lotte dinastiche fra una fantomatica casata di docenti di sinistra che avrebbe usurpato il trono e l’alleanza liberal-popolare che mira a rovesciare l’usurpatore e a riprendere il potere sulla scuola: fantasioso, sicuramente.

E attenzione: loro sono quelli che hanno vinto. A cosa serve continuare ad accanirsi quando hai ottenuto il risultato elettorale desiderato, se non ad esacerbare gli animi quando sarebbe invece il momento di andare avanti? Il punto è che, diciamolo chiaramente, a costo di sembrare uno scaricabarile, non è la Sinistra a non accettare la sconfitta: è la Destra che non è capace di gestire una vittoria.

Quando, un momento dopo la votazione a proprio favore, si trova un pretesto, perché quel post di quel docente di fatto lo è, per iniziare dei veri e propri regolamenti di conti contro l’odiato nemico immaginario, quando si mettono in atto autentiche rappresaglie, quando si minaccia una sorta di pulizia etnica ai danni dei docenti additati come di sinistra, si dimostra palesemente che la propria concezione del voto popolare è quella di una sorta di Sacra  Unzione alla stregua di quella ricevuta da Carlo Magno la Notte di Natale dell’800.

La Destra populista considera il popolo una sorta di mistica entità eterea ed informe, in grado di infondere il proprio sigillo sulle proprie proposte e i propri progetti: è una sorta di astrazione rispetto alla realtà. È questo il motivo per cui chiunque, a votazione avvenuta, esprima anche la minima delusione nei confronti dell’esito è additato come Nemico del Popolo, quasi come un blasfemo, un profanatore della Suprema Volontà del Dio Popolo. Questo è il vero populismo, al netto degli slogan e delle frasi fatte.

È vero che non è neanche opportuno definire ignoranti quelli che hanno votato in modo diverso dal nostro e hanno infine prevalso, ma mettiamola sul romantico: noi di Sinistra, probabilmente, a volte pensiamo di sapere quale sia il bene del Popolo, è nella nostra storia, nel nostro DNA. Perché per noi, quel “Popolo” non è un’astrazione mistica o una divinità da venerare, ma un corpo vivo e vivente, fatto di persone, uomini e donne, reali e concreti e con idee, vissuti, sentimenti e valori diversi: e per questi uomini e queste donne ci siamo sempre battuti e continueremo a batterci, per stare sempre vicino agli ultimi e ai deboli. Siamo abituati così, non tolleriamo le ingiustizie, ed è questo, probabilmente, il motivo per cui certe sconfitte elettorali bruciano: perché ci appaiono ingiuste, inique, perché sappiamo benissimo quali meccanismi di potere e di sopraffazione politica di sono dietro. E poi ci parte la brocca, succede.

E succede anche che la Destra utilizzi tutto questo per scatenare il pogrom contro gli insegnanti di sinistra, additandoli al pubblico ludibrio e urlando “Dagli all’Untore”: ci manca solo che per insegnare chiedano il patentino di non-sinistrità, da ottenere dopo un attento esame condotto da Morisoli, Pamini, Marchesi e via dicendo. L’UDC e la Destra tutta sta dimostrando, come già fatto in passato, che la sua concezione di governare coincide con quella di comandare, schiacciando in un angolo la minoranza e cercando di imbavagliarne il pensiero utilizzando la metafisica populista del Popolo Sovrano e Divino. Ciò non ha alcun senso, nel momento in cui si è usciti vincitori dalle urne: questo sarebbe il momento delle riconciliazioni, delle rassicurazioni verso chi ha votato in modo diverso e teme per l’avvenire, di lasciare da parte le divisioni della campagna elettorale e di concentrarsi sul futuro. La Destra, finalmente, la smetta con le rese dei conti, e impari a gestire una vittoria senza doverla trasformare in un’umiliazione degli sconfitti: perché, che piaccia o meno, anche quegli sconfitti sono Popolo.  

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