Ai Ticinesi rancorosi

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Fiorenzo Dadò si rivolge ai ticinesi con una lettera aperta, un j’accuse in stile Emile Zolà a tutto tondo, dove si difende e attacca quella che a suo dire è una stampa faziosa e gossippara.

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Fiorenzo Dadò si rivolge ai ticinesi con una lettera aperta, un j’accuse in stile Emile Zolà a tutto tondo, dove si difende e attacca quella che a suo dire è una stampa faziosa e gossippara.

Ci lascia perplessi che un editore, figlio di editori, che ha bene presente la realtà dell’informazione e l’importanza di una stampa libera da pastoie si scagli contro chi fa il proprio lavoro.

E ricordiamo che certe cose sono tornate a galla proprio grazie ai media, soprattutto a Falò prodotto da Aldo Sofia. Tutto si può dire di Sofia, ma non che non sia uno dei migliori professionisti dei media che il Ticino abbia avuto e ha tuttora. Una persona a volte scomoda ma che proprio grazie al suo coraggio e alla sua indipendenza si è guadagnato il rispetto di molti colleghi.

Lasciamo perdere le percezioni di ognuno. Alla fine rimangono i fatti, e se è vero che Dadò, fino a prova contraria non c’entra nulla con l’appalto Argo1 e che la compagna risulta, per la magistratura, estranea ai fatti, è anche vero che ci sono stati dei pasticci che hanno irritato l’opinione pubblica e che i media si sono sentiti di riportare in quanto pertinenti ai fatti. D’altra parte è lo stesso Dadò, che nelle sue tesi dichiara:

“…Sul mandato cantonale ad Argo 1 e sul pagamento delle fatture siamo tutti d’accordo che si è trattato di un pasticcio e che ci sono diverse cose da chiarire all’interno dell’amministrazione, pertanto è indispensabile fare luce in fretta…”

Appunto. Tacciare la stampa di nemica, faziosa, livorosa o di “aggressione mediatica” è ingiusto e anche un po naïve. Proprio perché mesi di silenzi, di verità strappate a brani, di cose non dette o dette a metà, hanno decisamente mal disposto l’opinione pubblica nei confronti di un pasticcio che fagocita chiunque ci si avvicini come il gorgo del maleström. Ora è il momento di fare chiarezza. In questo Dadò sembra concorde, anche se si lamenta di chi avrebbe già giudicato.

“Solo quando giudici e periti avranno terminato le loro inchieste, si potranno trarre le conclusioni.”

Certo, sempre che a delle conclusioni si arrivi. I mesi trascorsi non hanno proprio rinsaldato nei cittadini l’idea di un Governo che persegue celermente le storture e che fa chiarezza rapidamente e senza guardare in faccia a nessuno. Oggi per Dadò l’unica speranza è proprio questa, che chi di dovere ci spieghi tutto e, se del caso, lo scagioni da qualsiasi connivenza, sennò che paghi come gli altri.

In tutto questo bordello, continuiamo a vedere il Corriere del Ticino fare sviolinate parlando di macchina del fango e di caccia alle streghe. No, nessuna caccia streghe qui,ma c’è qualcosa di sporco, molto sporco, e delle risposte che non arrivano. Questi sono appunto i fatti e chi è coerente ed onesto non può parlare in questi termini in buona fede. Scrivevamo poco tempo fa in un nostro articolo (leggi qui)

“Ma che il capo dipartimento stia facendo una figura ridicola è indiscutibile. E dirlo è il minimo. Sono le basi del giornalismo. A dar retta al Corriere invece bisognerebbe tacere, proprio come fa Beltraminelli. Dal silenzio degli intelligenti a quello dei deficienti il passo è breve. Lo ripeto: finora Argo1 è “solo” un enorme pasticcio. Ma che sia un pasticcio, non qualcosa di cui si può discutere, è un fatto. Basta per chiedere le dimissioni di Beltraminelli? Non lo so. Ma per scavare e criticare basta e avanza.”

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