Casapound: “Un giorno avremo Roma”

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A Ostia vince il M5S, ma preoccupa e inquieta la crescita di Casapound e i suoi legami con la criminalità organizzata

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La campagna elettorale per scegliere il Presidente o “minisindaco” di Ostia, conclusasi con il ballottaggio tra il Movimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia, non è stata una semplice competizione di periferia, ma ha avuto ed ha importanti risvolti nazionali.

Innanzitutto ha sancito la vittoria del Movimento 5 Stelle e dunque indirettamente confermato il consenso dei romani al sindaco della Capitale Virginia Raggi. Nonostante il crollo di 17 punti rispetto al ballottaggio del 2016, il Movimento sembra non aver perso la fiducia dei romani che, come ha prontamente twittato la Raggi, ancora credono nel “cambiamento” promesso dai grillini.

D’altra parte, il nuovo minisindaco Giuliana Di Pillo incarna il candidato pentastellato tipo: ex insegnante di educazione fisica,  estranea al circuito della politica, si è avvicinata alla militanza dopo aver scoperto il blog di Beppe Grillo e il suo battesimo “politico” è stata l’organizzazione del  primo V-Day. Questo conferma anche che la diffidenza degli elettori, a Ostia come nel resto d’Italia, nei confronti dei partiti politici tradizionali non accenna a diminuire.

La competizione elettorale ostiense ha poi visto l’esclusione, nemmeno tanto sorprendente, del Partito Democratico, fuori dai giochi alla prima tornata elettorale, e l’ascesa del movimento di estrema destra Casapound, che ha ottenuto un clamoroso e preoccupante 9% di preferenze.

La partita si è dunque giocata tra Movimento 5 Stelle e la coalizione di Centrodestra (Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega), il che, anche in considerazione delle recenti elezioni in Sicilia, fa prevedere (o temere) che alle prossime elezioni politiche della primavera 2018 la forza che governerà l’Italia verosimilmente apparterrà a uno di questi due schieramenti.

Dunque Ostia potrebbe anticipare uno “spostamento” a destra dell’Italia.

Al di là del risultato delle elezioni, tuttavia, ciò che è più grave per Ostia e per l’Italia intera è il clima in cui le stesse si sono svolte. La testata di Roberto Spada, esponente dell’omonimo clan mafioso, al giornalista di Rai Due è stata solo la punta dell’iceberg  di una situazione ormai radicata e ha portato a conoscenza dell’opinione pubblica le piaghe della criminalità e delle intimidazioni che affliggono ormai da anni Ostia. E non solo, l’aggressione ha anche gettato una luce sinistra su presunte infiltrazioni dei clan mafiosi nel tessuto sociale della città tramite il movimento di estrema destra Casapound (ufficialmente dissociatosi dalle violenze ai giornalisti).

Eliminata poi dalla competizione Casapound, sembra che i voti dei loro elettori siano confluiti al M5S. La candidata di Centrodestra Monica Picca, sconfitta con poco più del 40% dei voti, ha infatti accusato il M5S di aver “fagocitato” i voti degli Spada e degli altri clan . Ed effettivamente il M5s ha vinto con quasi 20 punti di scarto e ha ottenuto la maggioranza a Nuova Ostia, terra di Casapound ed dei clan, e nelle roccaforti tradizionali della destra, come Casal Palocco, il quartiere con le ville di calciatori e vip, tanto criticato da Nanni Moretti in “Caro Diario” perché imitazione “all’’amatriciana” di Beverly Hills.  

Questo clima teso ha poi influito profondamente sull’affluenza alle urne. Il vero vincitore di questa competizione è stato infatti l’astensionismo.

A scegliere il presidente di questa città nella città di 230’000 abitanti è stato il 33,6% degli elettori, poco più di 60mila residenti ossia un abitante su tre di coloro che hanno diritto al voto. Rispetto alle ultime municipali del 2013, dove l’affluenza era stata del 53% , si sono persi oltre 20 punti percentuali.

Che siano state le intimidazioni mafiose, l’incendio al circolo del PD, le numerose aggressioni ai giornalisti, i seggi blindatissimi dai carabinieri o la sempre più crescente perdita di fiducia e di interesse degli elettori non è dato saperlo.

Spaventa però che a partecipare alla vita politica e a determinarne gli esiti sia stato solo un pugno di elettori, verosimilmente quasi tutti di area estrema e, nella peggiore delle ipotesi, collusi con la criminalità.  

E spaventa ancora di più che ,ad elezioni concluse, a via Boncambi, quartier generale di Casapound a pochi isolati dalla palestra degli Spada, i militanti di estrema destra abbiano festeggiato il risultato dichiarando: “Era il primo passo, un giorno conquisteremo Roma”.

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